5,9 Una chitarra per l’Emilia

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Testimone silente di anni di vita, il legno ha tante storie da raccontare. Il terremoto di maggio ha abbattuto case, chiese, palazzi. Migliaia e migliaia di travi di legno giacciono ora tra le macerie. Inermi. Silenziosi. A trarli in salvo dalla polvere ci ha pensato Fabio Castellini, falegname di Rovereto e liutaio per passione. “Per giorni, dopo le terribili scosse che ci hanno colpito, una frase continuava a riecheggiare nelle mie orecchie: gli emiliani dalle macerie sapranno ricostruire cattedrali. Poi ho capito cosa dovevo fare. Io so costruire chitarre, è questa la mia passione”. L’idea di 5,9 Una chitarra per l’Emilia è nata così. In punta di piedi. “Avrei recuperato il legno dei travi caduti nei crolli delle case per ridar loro un’altra vita”. Fabio che abita tra Rovereto e Sant’Antonio in Mercadello, insieme alla moglie Federica e ai due figli, Gloria e Lorenzo, si considera “miracolato. La nostra casa così come il mio laboratorio non hanno subito danni. Siamo stati fortunati, perchè intorno a noi vi è tanta distruzione. Per questo ho deciso che dovevo fare la mia parte, seppur piccola, per contribuire alla ricostruzione del paese che amo e per la mia comunità”. A pochi passi dalla sua casa, un’altra è crollata. “Ho chiesto ai proprietari se potevo prendere alcuni travi e li ho portati a casa. Li toccavo con rispetto. Per anni avevano retto un tetto, un rifugio. E’ stato come rubare un pezzo di vita. Di storie personali. Quel legno non poteva andare distrutto o finire in una stufa. Aveva assistito a gioie, dolori, emozioni…”. Da quei travi di prezioso olmo, dalle calde sfumature rossastre, ormai introvabile nelle nostre terre, sono nate sino ad oggi sette chitarre e altre stanno prendendo forma tra le abili e amorevoli mani di Fabio. Ogni chitarra, riporta i segni e le rughe del tempo, conservando le tracce dei chiodi e delle ferle che avevano ferito il legno. Grazie ai suggerimenti dei due figli poi, ogni strumento viene inciso, per ricordare a chi lo acquisterà le date che hanno segnato l’inizio della tragedia emiliana, ovvero il 20 e 29 maggio: “ne ho già vendute cinque, una l’ho data ad Alberto Bertoli, sostenitore dell’iniziativa, che dopo il tour di quest’estate, la metterà all’asta”. I proventi delle vendite infatti, vanno in favore dell’Associazione onlus Tutti Insieme A Rovereto e Sant’Antonio. “Le chitarre elettriche sono in vendita a 700 euro, tolte le spese dei vari componenti gli altri 400 vanno in beneficenza. C’è tanto da fare qui. La macchina della ricostruzione è un vero e proprio carrozzone. Troppe le lungaggini legate alla burocrazia. Capisco la prudenza affinché il denaro non venga sprecato o, peggio, finisca nelle mani di organizzazioni criminali ma a Rovereto, e non solo, la gente ha voglia di ripartire. Senza i fondi promessi però, la volontà si arresta. Qualcuno ha iniziato a sistemare la propria casa, tra mille incertezze e senza la sicurezza di essere risarcito. Credo ci sia poca comunicazione tra le amministrazioni e la gente che non ha ben chiaro quale sia il vero stato dei fatti”. E intanto a Rovereto non c’è più nulla. O quasi. “Dove sono finite le belle parole e le promesse fatte dalla politica subito dopo il sisma? Un anno dopo abbiamo una scuola pubblica provvisoria, che tanto provvisoria non sarà, visto che è costata 1.400.000 euro… Sono stati installati più moduli abitativi di quanti servissero, perchè? Molti temono che la “baraccopoli” sorta accanto al centro sportivo si trasformi in un ghetto mal frequentato. Coloro, soprattutto stranieri, che oggi vivono lì, saranno disposti ad andarsene, malgrado abbiano un alloggio sicuro, arredato e gratuito?”. Unica nota positiva è rappresentata da quanto realizzato sinora dai privati, dalla tensostruttura utilizzata come palestra, dalle scuole e dalla Polisportiva Roveretana, al Centro polifunzionale che ospiterà il centro medico, la sede dell’Avis e l’Ufficio Anagrafe. “Non so come sarà la Rovereto di domani ma so che ci attendono anni molto incerti”.
Jessica Bianchi

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