Jungo e dintorni: Salviamo la falda di Cognento!

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Ci risiamo. E’ passato poco più di un anno. No, non è il terremoto, è l’acqua. La memoria deve tornare a qualche mese prima del maggio scorso. All’inizio del 2012. Una battaglia estenuante ha fatto desistere le amministrazioni dal procedere con i piani edili nella zona di Cognento, tra via Aristotele e via Cannizzaro a Modena. La guerra sembrava vinta, poi qualche settimana fa, mi giunge all’orecchio che i piani particolareggiati del complesso saranno valutati a breve. Questa cosa mi ha lasciato perplesso: il terremoto ha forse resettato, oltre al territorio, anche le memorie dei nostri amministratori? Che cosa può aver portato a ripresentare i progetti, ancora una volta? Si sono forse spostati i pozzi? Passi che siano i cittadini a dire agli amministratori cosa è pericoloso e cosa no, cercando dati e informazioni. Ma che poi, una volta dimostrato tutto e accolta la “mozione”, si reiteri cercando di rinfilare la questione da un altro pertugio, è davvero assurdo. Ma facciamo il punto: sull’area sarà costruita un’enorme quantità di appartamenti. Circa 600. Con il conseguente trasferimento su queste aree di più di mille persone, mille automobili, mille possibilità di inquinare il terreno sottostante. La zona è preziosissima perché qui è come se la falda venisse a galla, quindi è possibile estrarre con poco sforzo l’acqua per alimentare tutti gli acquedotti della Bassa. Il pozzo è molto superficiale e ciò fa aumentare la probabilità che si possano insinuare degli inquinanti. Per questo è sempre stata considerata un’area di rispetto. Parliamo di 180mila persone servite da 3 pozzi: Campogalliano, Fontana e Cognento. Cognento, da solo, eroga fino a 10.7 milioni di litri, contro i 7,9 e 5,2 di Fontana e Campogalliano. Si può facilmente dedurre che se, per caso, venisse inquinato o fosse in un qualche modo reso indisponibile questo accesso, 180mila persone si troverebbero automaticamente a dover razionare l’acqua e a essere costretti a trovare altre soluzioni di approvvigionamento, ledendo le dinamiche del territorio. Lo scenario non è dei più rosei. Ma anche senza invocare l’apocalisse, dove sono finite quelle belle intenzioni rappresentate dalle tante iniziative della nostra città per promuovere l’acqua del Sindaco? Come è possibile che si spinga per una linea politica e poi quando qualcosa minaccia di lederla non ci si spenda anima e corpo per difenderla? A oggi, invece, per non offendere il “compagno” si monitora, si delega la responsabilità a un altro ente, che la delega a un altro ancora… E’ facile costruire sulle falde che non alimentano i tuoi acquedotti, ma quelli degli altri. E’ veramente avvilente. La futuribile zona residenziale si trova a circa 4 chilometri dal centro e, d’estate, si fanno anche volentieri in bici, d’inverno meno. Questo implica dipendenza dall’automobile. La zona rimarrà comunque area di prelevamento per gli acquedotti. Cosa offrirà questo scenario ai futuri abitanti? I pozzi necessitano di manutenzione: un punto di prelevamento è quello che possiamo definire un grande impianto. Quindi grandi macchinari, veicoli, ma, soprattutto, rumori. Non li ho mai visti all’opera, ma credo che i rumori non siano dei più docili. Verrà chiesto agli operatori di “far piano”? E’ vero che non esistono altre aree di impiego? Sempre che ci sia bisogno di utilizzare altre aree. Guardando la cartina di Modena, le aree verdi non mancano. Se proprio si vuole costruire, perché non lì? A Soliera, il 21 maggio, alle 21, presso la sala civica Il Mulino ci sarà un incontro su questo argomento. Sarà anche il mio compleanno. Quindi, fatemi – ma, soprattutto, fatevi – un regalo: partecipate anche voi per non vedere tra 15 anni il nostro gestore dell’acquedotto diventare uno dei maggiori azionisti di acque minerali in bottiglia, giusto così, per differenziare il mercato. Si dice così no?
Luca “Locco” Severi

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