Stroke Unit: scommettiamo su Carpi

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E’ da settimane che le voci si rincorrono. Preoccupanti. La Stroke Unit chiuderà. Fiore all’occhiello dell’ospedale di Carpi, l’unità intensiva nata nel 2006, con sei posti letto dedicati al trattamento dell’ictus in stato acuto, sarà “delocalizzata” a causa di numeri ritenuti dalla direzione dell’azienda Usl non all’altezza delle aspettative. Una dispersione di risorse ritenuta intollerabile in tempo di vacche magre. E mentre il Ramazzini, nel nome dell’ottimizzazione delle risorse viene depotenziato e depauperato progressivamente di servizi, l’Ospedale di Baggiovara si allarga. Manco a dirlo infatti sarà proprio questa cattedrale nel deserto a essere incoronata regina nel trattamento dell’ictus. Se i denari della sanità pubblica devono essere investiti nella creazione di pochi centri specializzati per ottimizzare così risorse umane e strutture, perchè non scommettere su Carpi per una volta? Un ospedale come il nostro, punto di riferimento – ipoteticamente – di tutta l’Area Nord, deve poter assicurare alti standard di cura e, allo stesso tempo, presentare alcuni poli di eccellenza. Salvare la Stroke Unit carpigiana e il suo approccio multidisciplinare e multiprofessionale al trattamento di una delle malattie che costituisce la terza causa di morte, la prima causa di invalidità permanente e la seconda causa di demenza sarebbe un segno importante per la sanità locale. Vorrà dire che, per una volta, saranno i modenesi a spostarsi verso la Corte dei Pio. Unicuique suum.
Jessica Bianchi

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