E non basta mai…

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“Non abbiamo mai visto così tanta gente rivolgersi ai nostri uffici per presentare domanda e accedere così al Bando Anticrisi della Fondazione Cassa di Risparmio Carpi. In un’occasione siamo stati persino costretti a chiedere l’aiuto della Polizia Municipale per gestire l’assedio della sede: alcuni cittadini erano arrivati a minacciare gli operatori se non avessero accolto la loro domanda”. Cose dell’altro mondo? No. E’ piuttosto il drammatico ritratto di una Carpi profondamente mutata, abbruttita e impoverita, quello tracciato da Tamara Calzolari, segretaria della Cgil cittadina. A fronte di una crisi economica che non molla la presa, acuita dalla mazzata inferta dal sisma del maggio scorso, la Fondazione ha deciso, in accordo con i Servizi Sociali dei comuni dell’Unione Terre d’Argine, di integrare il fondo per alleviare le sofferenze di quelle famiglie che, perdendo il lavoro, non hanno più un reddito su cui fare affidamento per ottemperare al pagamento di mutui, utenze e spese alimentari. Uno scenario dalle tinte nere che non accenna in alcun modo a schiarirsi: “viviamo in una situazione di allarme sociale inimmaginabile e il 2013 si prospetta ancor più complesso. Assistiamo infatti a una escalation di persone che hanno perso la propria occupazione e, al contempo, – prosegue Calzolari – i fondi stanziati per coloro che sono in godimento di ammortizzatori sociali sono insufficienti e in gravissimo ritardo”.
Alla dotazione inizialmente prevista di 750mila euro, la Fondazione ha ora aggiunto altri 630mila euro, ma la coperta è corta. “Due anni fa pensavamo che questo fosse un bando straordinario nato per rispondere a un bisogno straordinario – ha commentato Giuseppe Schena, presidente dell’Unione Terre d’Argine – in realtà i bisogni delle famiglie si sono cronicizzati. Le risorse a disposizione degli Enti Pubblici per il sociale oltre a essere fortemente limitate sono anche ingessate. Il fondo per la non autosufficienza ci consente appena di mantenere i servizi in essere… ogni nostro intervento è purtroppo mirato soltanto a contenere i danni”. Seppure preziosissimi, i denari erogati paiono non bastare mai: troppo grande il disagio di una consistente fetta di cittadinanza. Nel complesso sono state presentate 1.141 domande di cui 216 bocciate: sono state 640 le famiglie di Carpi che hanno beneficiato del contributo, 138 quelle di Soliera, 95 di Novi e 52 di Campogalliano. Una fragilità crescente che non fa certo rima con immigrazione poichè, come ribadisce Roberto Solomita, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Soliera, delle 925 domande accolte (erano state 767 nel 2011) e ora in fase di liquidazione, “solo il 40% è costituito da nuclei famigliari stranieri”, mentre a essere maggiormente in difficoltà sono le fasce d’età 30 – 45 anni (482 le domande presentate da questo target) e gli over 45 (349 domande). “Il milione e 400mila euro a disposizione ha permesso di erogare un contributo, una tantum, di 1.800 euro per le famiglie con figli a carico e di 1.000 per i nuclei senza figli. Un aiuto modesto, certamente non risolutivo – ha aggiunto Gian Fedele Ferrari, presidente della Fondazione – ma tempestivo, nel tamponare alcuni degli effetti più destabilizzanti di questo drammatico periodo”. “In un contesto sociale particolarmente fragile e vulnerabile”, come lo ha definito il sindaco di Novi, Luisa Turci, del doman non v’è alcuna certezza. L’unico punto fermo resta l’incrollabile volontà della Fondazione di non mollare: “sia il Consiglio di Amministrazione che quello di Indirizzo sono concordi nell’affermare che anche nel 2014 il nostro ente sarà pronto a stanziare ulteriori finanziamenti”, conclude Ferrari. E mentre la fascia grigia si allarga in modo preoccupante e il mercato finanziario langue, ci si chiede fino a quando la Fondazione avrà la forza di continuare a sostenere i più fragili senza intaccare troppo le risorse sapientemente accantonate nei tempi d’oro.
Jessica Bianchi

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