Consulta per l’integrazione in festa

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La prima Festa della Consulta per l’integrazione dei cittadini stranieri si chiama Pari doveri Pari diritti. Un titolo emblematico per questa iniziativa della Consulta, nata ufficialmente nel maggio scorso e di cui fanno parte i rappresentanti delle comunità straniere (ma non solo) presenti in tutte le Terre d’Argine. Il programma della Festa, che si svolgerà sabato 5 gennaio dalle ore 15 al Palavolontariato di piazzale Re Astolfo a Carpi, prevede gli interventi di Giuseppe Schena, Presidente dell’Unione delle Terre d’Argine, di Irena Jagiello, Vice Presidente della Consulta, della parlamentare Manuela Ghizzoni, di Giovanni Mottura, Sociologo delle migrazioni già docente all’Università di Modena e Reggio Emilia e infine di Cécile Kyenge, responsabile regionale immigrazione del PD e coordinatrice nazionale della rete Primo Marzo. Durante la giornata verranno presentati i video del progetto di Fuori Tv-Fuoridalterremoto La storia di Giovanni di Davide Fonda e Buon pranzo a Rovereto di Carlotta Vandini. Alle ore 17.30 si svolgerà infine una esibizione di arti marziali indiane: alle ore 19 la Festa si concluderà con un rinfresco.
L’iniziativa è a cura della Fondazione Casa del Volontariato e della Consulta per l’integrazione dei Cittadini Stranieri dell’Unione.
“La Consulta per l’integrazione dei cittadini stranieri, nata dopo una decina di anni di gestazione grazie allo sforzo e collaborazione dell’Unione delle Terre d’Argine e delle Associazioni fondatrici che non hanno perso la fiducia lungo il percorso – spiega Irena Jagiello – è composta non solo dai cittadini stranieri, ma anche da italiani, associazioni, cooperative, rappresentanti di vari enti locali. La festa del 5 gennaio è il primo appuntamento ufficiale con la cittadinanza per farci conoscere un po’. Cercheremo di avvicinare la moltitudine delle culture alla realtà italiana e viceversa, per trovare nuove possibilità di comprensione reciproca, per facilitare il dialogo e collaborazione, per aiutare i cittadini stranieri dei quali ci sentiamo delegati nell’accesso alla cittadinanza, non per forza compresa come l’acquisto del passaporto italiano. La cittadinanza vissuta attivamente, non solo in via del lavoro svolto. E bisogna far capire che l’integrazione non è assorbimento imparziale, ma convivenza delle diversità, accettazione, con riserva di rispetto dei diritti umani di ogni individuo senza discriminazioni fra razze, sesso, religione, culture e modi di percepire la vita. Nel rispetto delle leggi e della Costituzione del paese che ci ospita, l’Italia”.

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