L’Emilia è la lavatrice del denaro mafioso

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Si è svolto sabato scorso nell’Auditorium di Confcommercio Modena un convegno, promosso da Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche, Radio Bruno e Confcommercio, sul tema:  Terremoto nella giustizia – Dalla riforma della giustizia alla ricostruzione post-sisma. Relatori: il procuratore aggiunto di Modena Lucia Musti, il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro e l’ex pm del Pool antimafia di Palermo, collaboratore di Giovanni Falcone ed ex sottosgretario alla Giustizia, Giuseppe Ayala. Dopo il saluto di Nunzio Massari, delegato provinciale di Anioc e del presidente provinciale della Confcommercio Carlo Galassi, i relatori hanno risposto alle domande del caporedattore di Radio Bruno, Pierluigi Senatore, declinando il tema del convegno in base alle loro esperienze personali. Sul rischio infiltrazioni e radicamento della criminalità organizzata è stato sottolineato come l’Emilia Romagna sia una regione che, per la sua vivacità economica, si caratterizza anche come “lavatrice” del denaro mafioso, ed è tra i primi posti in Italia per lavoro nero, con infiltrazioni nei subappalti, soprattutto negli ambiti dell’edilizia e del movimento terra, aspetti che, dopo i terremoti di maggio, hanno già fatto correre ai ripari la Prefettura con la costituzione di una struttura interforze per potenziare i controlli durante la ricostruzione. Una stima della Cgil modenese ha evidenziato che, fra opere pubbliche e lavori privati, saranno almeno 10 miliardi le risorse complessive da investire. Dai circa duemila cantieri l’anno si passerà a 40mila ed è quindi necessario che la white list (la lista delle aziende “pulite”) diventi obbligatoria non solo per gli appalti pubblici, ma anche per quelli privati che abbiano un contenuto pubblico, come i cantieri delle abitazioni da ricostruire con i contributi. Legato alla ricostruzione c’è anche il tema dell’efficienza della giustizia ben esplicitato dal procuratore Spataro che ha ribadito come siano ben 4 milioni i procedimenti pendenti in Italia secondo il nuovo rapporto della Commissione europea per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa. La lentezza della Giustizia in Italia vede in primo grado la durata media dei contenziosi civili in 492 giorni; decisamente troppi se paragonati ai 289 giorni della Spagna, i 279 della Francia e i 184 della Germania. In secondo grado le cause durano in media 1.267 giorni, quindi oltre 3 anni e non va meglio per il penale e la Corte di Cassazione. Questa lentezza allontana ulteriormente dal nostro Paese potenziali investitori stranieri e, in un momento di crisi come quello attuale, possono essere molti quelli che si rivolgono a chi, di risorse, ne ha in abbondanza, cioè le mafie. Per i relatori dev’essere impegno di tutti quello di evitare il radicamento della criminalità rifiutando denaro sporco e compromessi. Al convegno, il cui obiettivo era quello di mantenere alta l’attenzione sulla ricostruzione e sui rischi insiti all’arrivo sul territorio di appalti per miliardi di euro, hanno preso parte amministratori locali e parlamentari modenesi oltre a imprenditori e addetti ai lavori.

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