New Yorkers ? Nuove e vecchie manie

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Reduci dall’Uragano Sandy e dalle nuove elezioni, i newyorkesi si apprestano a tornare alla normalità. I lavoratori della Grande Mela hanno varie consuetudini, una fra tutte il rapporto con il cibo che, dopo essere stato a lungo tormentato, sembra aver trovato una nuova fase di serenità. Sono passati ben otto anni da quando il docu-film Super Size Me mise a nudo le scorrette abitudini alimentari legate alla cultura dei Fast Food (in particolare riguardanti le catena McDonald’s), che ovviamente sono ancora presenti. Nella trendy New York però,  tutto questo cibo spazzatura sembra essere  passato in secondo piano, soppiantato, almeno in apparenza, dalla moda del “salutismo”. Le parole salute e organico sono le vere protagoniste, stampate su insegne ed etichette dei supermercati o dei ristoranti che, ovviamente, si professano green e biologici. Anche l’aggettivo italiano è indice di qualità e ognuno cerca di accaparrarsi questa denominazione. La sempre crescente generazione di Hipster, nuova ondata di hippie, freak che professano una vita sostenibile e a basso impatto ambientale, aiuta a sdoganare e a sostenere questo nuovo modo di vivere. Così, alcuni supermercati come Whole Food o Trader’s Joe, vengono presi d’assalto quotidianamente, grazie anche ad alcuni servizi davvero utili, specialmente per i lavoratori con poco tempo da dedicare alla cucina. Generi alimentari già pronti per essere consumati. E’ possibile comporsi direttamente il piatto, evitando lo spreco di cibo. Una volta consumato il pasto, il piatto viene lavato e riposto nuovamente all’interno del supermercato. La pausa pranzo diviene un vero e proprio mezzo di socializzazione, un momento di piacere e condivisione, specialmente perché, all’interno della città, molti spazi pubblici sono dedicati a questo momento della giornata. Parchi, piazze o piccoli spazi di residuo nel tessuto urbano, provvisti di panchine munite di prese elettriche. Si tratta di luoghi attrezzati a dovere, dove consumare la propria pausa pranzo o dei break più o meno veloci. Altro aspetto che contraddistingue il lavoratore medio della città di NY è l’educazione alla fila. Sono in grado di attendere in modo ordinato davanti a qualsiasi situazione! Si attende uno dietro l’altro davanti al supermercato chiuso, davanti all’ascensore in arrivo e pure per uscire dalla metropolitana. Non è tutto oro quel che luccica però… dietro alla dinamicità di questa città infatti, si nasconde il rovescio della medaglia. Non tutti i lavoratori riescono a sostenere, senza subirne i danni, ritmi e standard prestazionali molto elevati. Per sostenere queste persone sono nati dei call center gratuiti; il più famoso è LiFeNet, che riceve in media cento telefonate al giorno (dato decisamente allarmante) da persone con problemi legati all’ansia e spesso correlati all’abuso di sostanze stupefacenti o tentativi di suicidio. La tendenza sembra essere quella di vivere in modo troppo “maniacale” ciò che la vita propone, dal cibo al lavoro. L’aspetto positivo è però la tendenza ad aiutare e a preoccuparsi del prossimo. Passando per situazioni estreme e fuori dal comune, esiste, ad esempio, un servizio che è possibile trovare lungo le strade e che, alla modica cifra di 25 dollari, “vende consigli”: nessuno con cui parlare?
Chiedi a loro, ti daranno la risposta. Tralasciando questi esempi (di dubbia credibilità), è sempre piacevole, invece, assistere alle lunghe conversazioni che alcuni lavoratori newyorkesi tengono con gli homeless, lungo il ciglio della strada. Sembrano amici di vecchia data… eppure si stanno solo scambiando opinioni; forse trovandosi a condividere più in quel momento che in altri della giornata! Davanti a queste situazioni è proprio il caso di dire: Well done New York!
Martina Guandalini

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