Emergenza casa: ciascuno faccia la sua parte

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“Sarebbe bello se Cmb rinunciasse a costruire appartamenti di lusso, in classe A, nell’area di via Corbolani e, al contrario, edificasse in altre zone della città, appartamenti popolari che potrebbero essere messi a disposizione delle classi maggiormente disagiate”. Parte subito in quinta, con un sorriso e una provocazione, Stefano Facchini, direttore di Porta Aperta Carpi che, da anni, si prodiga per rilanciare in città il tema del diritto alla casa e all’emergenza abitativa che riguarda un numero di famiglie sempre crescente, a causa di una crisi economica gravissima, che continua a mordere duro. “Carpi, rispetto a tante altre città di dimensioni simili in provincia, ha una quota di case popolari molto bassa rispetto al totale di alloggi disponibili. E questo è un gap al quale occorre tentare di porre rimedio, per evitare che anche qui si creino situazioni di degrado tipiche delle grandi città, caratterizzate dalla presenza di homeless e persone costrette a dormire all’addiaccio. Carpi ha un tessuto sociale in grado di farsi carico delle esigenze dei più svantaggiati e di rispondere ai bisogni primari di tanti suoi concittadini, ma occorrono politiche abitative più lungimiranti e rispondenti. Nessuno nega la complessità del tema ma, ciascuno di noi può fare la propria parte e, insieme, contribuire a produrre un cambiamento positivo e concreto”. E l’associazione cittadina Porta Aperta alle parole, al confronto e alla discussione, ha unito i fatti. Quelli che si toccano con mano. Grazie al progetto Mattone su mattone, lanciato durante il periodo di Quaresima dello scorso anno. “Una gestione ventennale oculata e attenta ha permesso a Porta Aperta di mettere a disposizione del progetto circa 113mila euro e, unitamente alla generosità di un privato, delle Parrocchie e di Caritas, è riuscita a racimolare 150mila euro. Con tale cifra abbiamo acquistato due appartamenti a Carpi, spese notarili e di intermediazione comprese, immediatamente messi a disposizione, tramite un contratto di comodato gratuito per un anno, di due famiglie, una italiana (composta da una madre e due minori a carico) e una nordafricana di cinque componenti. Questo consentirà ai due nuclei di risparmiare, per un intero anno, il costo dell’affitto, di respirare una boccata d’ossigeno e riprendere in mano la propria vita”. Una sorta di time out che consentirà loro di risparmiare il necessario per potersi misurare nuovamente “col mercato” dell’affitto e lasciare così il posto ad altre famiglie in difficoltà. Un piccolo ma concreto contributo sul fronte dell’emergenza casa, un problema che il terremoto ha acuito e reso ancor più drammatico. “Un segnale di speranza, una scommessa che speriamo di vincere, pur consci che non sarà una passeggiata, soprattutto per quanto concerne il percorso di accompagnamento che dovremo approntare nel momento dell’uscita di queste famiglie. Un’uscita verso nuove soluzioni abitative che – auspica il direttore – confidiamo sia il più indolore possibile”. Porta Aperta quindi, ad oggi, gestisce quattro appartamenti, due di proprietà in città, uno a Novi (della Diocesi) e uno (di un privato) tra Budrione e Migliarina. “Il nostro contributo non è certo risolutivo ma tutti possiamo fare qualcosa per cercare di arginare un fenomeno sempre più preoccupante. Ogni giorno nel nostro punto di ascolto si recano persone che versano in condizioni disastrose, con alle spalle situazioni debitorie insanabili. Famiglie che da mesi non pagano le rate del mutuo, l’affitto, le utenze… a causa di un’improvvisa contrazione del reddito, generalmente dovuta alla perdita del lavoro, sulle quali pende la spada di Damocle dello sfratto. Molte famiglie straniere si stanno disgregando, sono sempre di più i capifamiglia che restano qui a lavorare e rimandano nei paesi d’origine mogli e figli. Tale tendenza crea un fenomeno nuovo: sta infatti aumentando il bisogno di piccoli spazi. Camere soprattutto. Soluzioni abitative minimal per così dire, dignitose ma essenziali, per mantenere costi bassi e garantire poche spese di gestione. A Carpi, la possibilità di affittare regolarmente camere è pressoché inesistente. Un fronte questo, sul quale occorrerebbe lavorare per dare risposte concrete a persone sole dai redditi medio-bassi e bassi”. Insomma ciascuno faccia la propria parte è l’invito lanciato da Facchini: la politica riconsideri le priorità, aumentando la quota di case popolari e i privati si mettano una mano sul cuore calmierando i prezzi esorbitanti del mercato dell’affitto. E, se di neo costruito (di alto e medio livello) così come di patrimonio abitativo da riqualificare ve n’è una quota a dir poco consistente, “quel che manca alla nostra città – conclude il direttore di Porta Aperta – sono nuove soluzioni popolari, per famiglie e single, ben progettate e soprattutto ben gestite, per non incorrere in situazioni di degrado. L’aspetto gestionale infatti, costituisce una novità all’interno delle politiche abitative, perchè non sono più sufficienti l’amministratore condominiale e la buona volontà di alcuni inquilini. Un aspetto questo che potrebbe creare nuove opportunità lavorative, in uno scenario che necessita di sempre maggiore flessibilità”.
Jessica Bianchi

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