Recessione e sisma: binomio esplosivo

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Dopo aver ricordato le ragioni della scelta di Cmb a Carpi come sede dell’Assemblea delle Cooperative Industriali aderenti ad Ancp (“per evitare che si produca una sorta di oscuramento mediatico sulle conseguenze economiche e sociali del violento sisma che si è abbattuto sull’Emilia”), Maurizio De Santis, responsabile nazionale Cooperative Industriali, nella sua relazione non usa mezzi termini. Lo scenario è sconfortante e i terremoti del 20 e 29 maggio hanno dato il colpo di grazia: “il sipario sta calando sul dramma dell’Emilia, al di fuori dei confini regionali manca la percezione della gravità della situazione. Molti pensano che questo territorio ce la farà da solo a rialzarsi ma non hanno compreso che qui, oltre alle case e al sistema di coesione sociale, ad aver subito danni incalcolabili è anche la struttura produttiva, ovvero una buona parte della produzione di Pil dell’intero Paese”. E nel ribadire che la rinascita di questo territorio è affare di tutti gli italiani, De Santis ha invocato risorse immediate da parte dello Stato, la cui gestione dovrà essere lasciata “alle comunità locali, secondo criteri di efficienza e trasparenza”. La dimensione delle risorse poi, “è importante quanto la certezza dei tempi di erogazione e la chiarezza sulle modalità con le quali queste risorse potranno essere concretamente utilizzate”. Tutto ciò si inscrive in un contesto economico a dir poco problematico: “le cooperative – aggiunge De Santis – sono state colpite anche da un altro tipo di terremoto, quello conseguente a un aggravamento della recessione e a un inasprimento dei fattori di crisi”. Escluse le grandi imprese che hanno dinamiche proprie e presentano dati lusinghieri grazie a una dimensione da impresa multi business internazionale, la gran parte delle cooperative avverte gli effetti della crisi con una sofferenza sempre crescente. “Il 2013 – prosegue Maurizio De Santis – potrebbe essere l’anno della tempesta finanziaria perfetta. Qui non si tratta di correre ai ripari, limitandosi a trattenere il fiato aspettando che torni la calma. Il mercato è cambiato: nulla tornerà come prima”. Come reagire? Secondo il relatore occorrono forza e abnegazione per tenere botta e ristrutturarsi ma, allo stesso tempo, occorre capire i nuovi sentieri della crescita, sviluppare processi di internalizzazione, unire le forze raggiungendo una maggiore dimensione aziendale e investire, con coraggio e intraprendenza, in settori fuori dagli schemi, introducendo elementi consistenti di innovazione tecnologica. In questo momento le criticità maggiori si registrano nella filiera delle costruzioni, con particolare affanno nel settore dei serramenti in legno: “non potremo costruire case in eterno – dice De Santis – l’espansione non può essere perenne. Occorre sviluppare un nuovo approccio al mercato della casa e, così come in Giappone il materiale del futuro per la costruzione sarà il bamboo, noi potremmo puntare sul legno”. Affinchè il movimento cooperativo – e non solo – si dimostri però capace di stare al passo coi tempi, ha aggiunto Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd, “è necessario rimettere al centro l’economia reale, le imprese e i lavoratori, attraverso un processo di riforme a tutto tondo”. Riforme che vanno oltre i confini nazionali: “nell’intera area euro deve avvenire un cambiamento di rotta, nessuno può farcela da solo”. L’obiettivo? “Procedere verso un’unione fiscale e, successivamente, bancaria, unitamente all’allentamento dei patti di stabilità per ridare ossigeno all’economia”.
Jessica Bianchi

In foto Maurizio De Santis

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