Danimarca il paese che punta sui giovani

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Sempre più giovani scelgono di laurearsi presso università all’estero sia per accrescere le loro competenze, specializzandosi in un determinato settore, che per migliorare la conoscenza della lingua, e in particolare di quella inglese. Così è stato anche per il 24enne carpigiano Riccardo Pietri, che dopo essersi diplomato al Liceo Scientifico Fanti e aver conseguito la Laurea Triennale in Ingegneria Informatica all’Università di Modena e Reggio Emilia, lo scorso agosto ha deciso di fare le valigie per Copenaghen per poter studiare presso il noto Politecnico DTU. “Quando presi la decisione di partire ero molto appassionato di programmazione di videogiochi e infatti anche la mia tesi triennale era proprio incentrata su quell’argomento, ma in Italia non avevo trovato nulla di specifico inerente al settore, e pertanto iniziai a cercare all’estero. In seguito ai consigli di un amico che vi aveva studiato nel corso del progetto Erasmus, la mia scelta è ricaduta su uno dei Politecnici più prestigiosi della Danimarca, il DTU a Kongens Lyngby, un paese a una ventina di chilometri dalla capitale, e così da ormai un anno, e per altri 12 mesi, fino alla Laurea, vivrò qui. Copenaghen è una città bella e suggestiva, ricca di aree verdi e con un basso tasso d’inquinamento atmosferico, dal momento che molti utilizzano la bicicletta per spostarsi. Per viverci è ottima, ma talvolta qualche turista potrebbe rimanere un po’ deluso perchè non vi troverà certamente il patrimonio artistico e culturale che caratterizza le città italiane”.
In effetti le differenze tra Italia e Danimarca sono tante, soprattutto per quanto riguarda gli incentivi che vengono dati ai giovani per proseguire gli studi e farsi largo nel mondo del lavoro e non è un caso se pochi anni fa, la Danimarca è stato eletta il Paese più felice del mondo da un gruppo di ricercatori dell’Unesco, i quali hanno stilato la classifica delle nazioni dove senso di felicità, benessere sociale e tranquillità economica sono più diffusi tra la popolazione. In questa graduatoria, l’Italia occupa soltanto il 28° posto.
“L’aspetto più interessante – prosegue Riccardo – nonché indice di una società evoluta, che tende la mano ai giovani, è che gli studenti universitari vengono pagati per studiare! Sto parlando del SU, il contributo a fondo perduto pari a 800 euro mensili che i ragazzi iscritti all’università percepiscono per tutto il loro percorso di studi. E non è tutto. Una volta ottenuta la Laurea, qualora non si riuscisse nell’immediato a trovare lavoro, chi è iscritto alle Unions, che corrispondono all’incirca ai nostri sindacati, riceve dallo Stato un sussidio di disoccupazione di 1200 euro al mese per ben due anni. Per quanto mi riguarda, non essendo uno studente danese, non ho diritto agli 800 euro mensili, ma essendo un membro dell’Unione Europea sono esente dal pagamento delle tasse universitarie, e inoltre, una volta terminati gli studi, qualora mi iscrivessi all’Unions, e non trovassi subito un’occupazione, avrei anche io diritto ai 1200 euro mensili”. Il costo della vita è alto in Danimarca ma è proporzionato agli stipendi e, per tale motivo, è difficile registrare tra i suoi abitanti insoddisfazione e preoccupazione per le difficoltà economiche. “Un altro aspetto che mi ha colpito molto – spiega il giovane ingegnere – è che non ci sono le forti discrepanze di reddito che invece abbiamo in Italia. Gli stipendi sono omogenei e non ci sono ricchi e poveri, e tutto ciò accade anche perchè l’evasione fiscale è a livelli molto bassi. Tutto viene pagato con la carta di credito, persino il caffè, e in questo modo il denaro è sempre tracciabile. Solo i turisti pagano in contanti. Lo Stato è ricco e si vive bene. I ragazzi con cui ho parlato mi hanno riferito di risentire anche loro della recessione economica, ma in ogni caso non è nulla di paragonabile a quello che sta accadendo in Italia e nel resto d’Europa”.
Anche se Copenaghen attrae ogni giorno tantissimi stranieri, la vita qui non è idilliaca: “ci sono anche alcuni aspetti negativi, primo tra tutti il clima, che ovviamente come per tutti i Paesi nordici è caratterizzato da cielo nuvoloso, frequenti rovesci e temperature non proprio miti, e poi il cibo, ma su questo punto tutti sappiamo che la cucina italiana è imbattibile. I danesi poi non sono molto accoglienti però, una volta che ci si è conosciuti meglio, si rivelano gentili e ho stretto belle amicizie”.
Con una carriera scolastica e universitaria che sta continuando sotto i migliori auspici, Riccardo ha già tante idee per il suo futuro: “proseguire gli studi in un altro Paese facendo un dottorato di ricerca sulla sicurezza informatica o aprire una piccola azienda sempre inerente a tale settore”.
Se già prima del 2008 erano tanti i ragazzi che decidevano di fare un’esperienza di studio o di lavoro all’estero, con la crisi, la spinta verso altre nazioni con la speranza che queste possano offrire opportunità migliori rispetto a quelle poche che attualmente il Bel Paese riserva ai giovani, è decisamente in crescita. “Consiglio vivamente a tutti – conclude Riccardo – di vivere un’esperienza all’estero. Comunque vada è sempre fonte di arricchimento non solo dal punto di vista professionale e culturale, ma anche dal lato umano e personale. E poi queste occasioni se non le si colgono alla nostra età quando allora?”.
Chiara Sorrentino

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