Briciole

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“Questi sono soldi veri, non slogan. Sono aiuti concreti a vantaggio delle popolazioni terremotate”: è questo il commento dei parlamentari modenesi del Partito democratico dopo che, nella seduta del 10 luglio, la Camera dei deputati ha approvato la legge di conversione del decreto n.74 sul terremoto. “E’ un risultato importante – spiegano – sia dal punto di vista normativo che della disponibilità di risorse. Com’è noto, sono stati stanziati 2,5 miliardi per la ricostruzione. Ma la cifra complessiva, grazie all’impegno di tutti noi ha raggiunto la cifra di 3.340 milioni di euro”. Le voci principali cui i parlamentari avrebbero attinto per raggiungere questo risultato sono: i risparmi per 193 milioni dal finanziamento pubblico dei partiti, 150 milioni dai tagli dei costi di funzionamento della Camera, 82 milioni da fondi Inail, 120 milioni da fondi del Ministero della scuola, 5 milioni dai Beni Culturali, 50 milioni da nuova programmazione di Fondi europei e 40 milioni dalla cosiddetta legge mancia. “Certo – ammettono – non siamo ancora alla copertura integrale del fabbisogno stimato per far fronte ai danni che abbiamo subito ma, in attesa di una legge ad hoc, possiamo dire che Governo, commissario Errani e Parlamento hanno compiuto un significativo primo passo”. Ora che tutti si son stretti le mani, complimentandosi a vicenda, noi comuni mortali, attendiamo che alle parole seguano i fatti. Restiamo quindi in attesa di un Piano Casa che dalla Regione non arriva; di sapere senza se e senza ma, come ricostruire le nostre case inagibili; di conoscere l’entità dei risarcimenti dello Stato e quando tale cifra – briciole – giungerà nelle nostre mani. Negli occhi intanto restano le crepe delle nostre abitazioni; crepe cui non possiamo porre ancora rimedio poichè la Regione non ci dice con quali crismi si deve risistemare il patrimonio edilizio privato, legando di fatto, le mani a ingegneri e progettisti. Che fine faranno le oltre 2.700 persone cui è stata rilasciata un’ordinanza di inagibilità a Carpi? Cosa faranno le istituzioni quando, quest’inverno, i cittadini busseranno alle loro porte in cerca di aiuto e riparo? Dove sono i moduli abitativi temporanei? Dove sono gli appartamenti sfitti o invenduti da mettere a disposizione degli sfollati? Gli aquilani non ancora tornati nelle loro abitazioni, dopo tre anni dal terremoto, sono lì a ricordarci, giorno dopo giorno, che le promesse della politica hanno poco valore. Scusate ma a noi pare non ci sia nulla di cui compiacersi.

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