La Maturità al tempo del terremoto

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Niente prove scritte, ma solo esami orali, a cui, in molti casi, ci si deve preparare studiando col caldo torrido sotto una tenda o a casa di parenti e sempre col timore di sentire un’altra scossa. E’ la maturità per gli studenti degli Istituti Superiori di Carpi e degli altri comuni feriti dal terremoto. Come prevede l’ordinanza del Ministero dell’Istruzione sugli esami di maturità nei comuni colpiti dal sisma, l’esame è solo orale e sono le commissioni stesse a stabilire autonomamente il calendario delle interrogazioni. All’Istituto Professionale Vallauri, “tutta l’area dell’indirizzo meccanico e molti laboratori sono inagibili – ha spiegato la vicepreside Cristina Fregni – ma il Comune ci ha assicurato che farà del suo meglio per riportare le strutture in condizioni di sicurezza per l’inizio del prossimo anno scolastico.

Per il momento svolgiamo gli esami solo nelle aree sicure individuate dai tecnici della provincia e interroghiamo quattro studenti al giorno”. Tra questi il sanmarinese Daniel Marchesi dell’indirizzo meccanico che, pur essendo tra i fortunati nel carpigiano avendo la casa agibile, preferisce continuare a dormire in tenda insieme alla famiglia. “Non è stato affatto facile studiare con l’afa di questi giorni dentro a una tenda, ma io e la mia famiglia ci sentiamo più sicuri lì che in casa nonostante questa non abbia riportato danni rilevanti. In tenda almeno sono riuscito a trovare la giusta concentrazione e a non allarmarmi più di tanto quando sentivo delle scosse”. Superato lo stress da esame, Daniel è già concentrato sul futuro: “vorrei iniziare a lavorare nel settore delle macchine utensili. I capannoni al momento fanno un po’ paura, ma dopo che li avranno adeguati alle norme antisismiche saremo tutti più tranqulli”. Per bilanciare la mancanza delle prove scritte, quest’anno il colloquio orale dura un po’ di più per tutti, e prevede anche degli esercizi scritti da svolgere sul momento. Ed è così anche per i ragazzi dell’Istituto Tecnico Industriale Da Vinci che è solo parzialmente agibile. “L’esame è durato più di un’ora – racconta Giuseppe Mattiello dell’indirizzo elettronico – inizialmente ero un po’ preoccupato, ma poi è andato tutte bene, o almeno così spero! Non c’è stato nessun riferimento alle tracce e agli esercizi delle prove scritte ministeriali, però mi han fatto fare delle dimostrazioni grafiche che, solitamente, agli orali, non ci sono”.

Anche per Giuseppe, che abita in un edificio agibile, ma al quarto piano, studiare non è stato facile: “l’esame di maturità è già pesante di per sé, ma con la paura del terremoto è ancora peggio. Le due settimane successive alle violente scosse del 29 maggio abbiamo vissuto in tenda e studiare in quelle condizioni di disagio e canicola è stata un’esperienza che spero di non rivivere più”. Mattia Regattieri dell’indirizzo informatico che abita a Concordia ha scelto invece il garage per le sue sessioni di studio. “Fortunatamente la mia casa non ha riportato lesioni gravi, ma il centro del paese è stato duramente colpito: sono tanti gli edifici crollati e l’atmosfera che si respira è un misto di tristezza e angoscia e riuscire a focalizzarmi sullo studio non è stato facile”. Stesse sensazioni per gli allievi del Liceo Scientifico Fanti: anche loro sono stati protagonisti di un esame insolito e molto lontano dalle aspettative che si erano prefigurati fino a qualche settimana fa.

“Mi è dispiaciuto non aver potuto sperimentare anche l’emozione degli scritti – ha raccontato Albanita Cokaj dello scientifico tradizionale – avendo la scuola completamente agibile, credo che almeno qui si sarebbero potuti fare. E’ come se si trattasse di una maturità incompleta, ma capisco che la priorità sia la sicurezza di tutti. In ogni caso l’esame penso sia andato bene: mi hanno tenuta dentro più di un’ora e le domande vertevano sia sulla tesina che sulle altre materie”. E anche per Beatrice Cotugno, che vive nella zona rossa è stata una maturità sofferta. “La mia casa non ha subito alcun danno – ha spiegato – ma l’atmosfera nella zona rossa è molto tesa e pertanto ho preferito trasferirmi da mia nonna che invece abita in zona industriale. Tuttavia anche lì, ogni volta che sento un rumore mi metto all’allerta. Questo sciame sismico ci ha davvero cambiati: credo che per tutti noi, ancora non passi giornata che non si pensi al terremoto. Il 29 maggio è stata un’esperienza irreale: quando abbiamo avvertito la prima scossa eravamo in piedi per il cambio d’ora e ci siamo subito riparati sotto i banchi, salvo poi uscire in preda al terrore, quando finalmente la terra ha smesso di tremare. Fare gli esami nel luogo in cui abbiamo vissuto tutto ciò è stata una sensazione che non scorderò mai”.

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