Per sradicare la mafia occorre l’impegno di tutti

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Qui in Emilia siamo abituati a goderci la vita. Buona cucina, passione per i motori, liscio, accoglienza e associazionismo diffuso rappresentano la cifra che da sempre contraddistingue una regione che, nell’immaginario collettivo, ha dipinto sulle labbra un sorriso sornione. Ora occorre comprendere che, se si vuole che questo modello fatto di benessere e joie de vivre permanga tutti devono aprire gli occhi. Perché da anni quel gran pezzo dell’Emilia è sotto l’attacco delle mafie, in particolare la camorra campana e la ‘ndrangheta calabrese.

A confermarlo bastano i dati: 8.500 i commercianti vittime dell’usura – l’8.6% del totale – 2mila di estorsione, 1250 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette arrivate alla Banca d’Italia nel primo semestre del 2011, rispetto alle mille di tutto il 2008. Questo preoccupante bilancio, che potrebbe peraltro proseguire, trova un’ulteriore riprova nella frase shock del Procuratore di Modena, Vito Zincani, che ha dichiarato: “se per magia eliminassi il crimine, i modenesi mi caccerebbero per il disastro finanziario”. Metà provocazione metà avvertimento, resta il fatto che le infiltrazioni della criminalità organizzata in Regione e, più in particolare, nella Provincia di Modena, non sono più un dato opinabile, mentre rischiano invece di trasformarsi in un vero e proprio radicamento.

Questo il tema della serata organizzata venerdì scorso all’auditorium della biblioteca Loria dal neonato presidio di Libera di Carpi in collaborazione col Comune. Dialogando col caporedattore di Radio Bruno Pierluigi Senatore, il cronista Giovanni Tizian – sotto scorta per il suo libro-inchiesta Gotica – ha esortato a non sottovalutare il fenomeno: “I mafiosi non girano più con coppola e lupara. Siamo arrivati alla borghesia mafiosa, che reinveste i denari ricavati dalle attività illegali nell’economia pulita, soprattutto tramite gli appalti pubblici e privati per l’edilizia”. Tutto questo sarebbe impossibile senza varie forme di accordo e collaborazione con settori della politica, dell’imprenditoria e della Pubblica amministrazione, come emerso dal dossier sulle Mafie in Emilia-Romagna realizzato da Libera Informazione su impulso dell’Assemblea legislativa regionale.

Se le mafie, al Nord, si fanno invisibili, occorre che tutti – associazioni di categoria, sindacati, Istituzioni e singoli cittadini – si facciano promotori e controllori della legalità. L’ampia partecipazione all’incontro di venerdì scorso – oltre 200 persone, tanto che è stato necessario allestire un maxischermo nel cortile della biblioteca perché i posti hanno registrato il tutto esaurito ancor prima dell’inizio – lascia ben sperare. La battaglia è appena cominciata. Per vincerla, occorre darsi da fare. Nessuno escluso.

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