Carpi: una città di figli unici

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Nel nostro paese aumentano i figli unici e l’emergenza di tale dato costituisce motivo di riflessione sull’importanza o meno, per un individuo, di avere più o meno dei fratelli, con cui condividere il percorso di crescita.
Dal punto di vista psico-pedagogico il figlio unico ha avuto per molto tempo una cattiva reputazione. Probabilmente per ragione socio-culturali , in quanto fino agli Anni ’50, nelle famiglie contadine, era normale mettere al mondo più figli. In quel contesto il figlio unico era considerata un’eccezione, quasi una anomalia. Di fatto non ci sono dati scientifici sufficienti per affermare che avere fratelli è meglio che non averne, così come non si può sostenere che essere figli unici è la condizione migliore possibile per un bambino. Molti genitori decidono di avere un bimbo solo, per un insieme di fattori, tra i quali l’innalzamento dell’età del primo concepimento che, se da una parte fornisce maggiore consapevolezza, dall’altra porta con sé la paura del futuro e il timore di non essere all’altezza del compito. Inoltre la doppia carriera dei genitori, oggi abbastanza diffusa, o per contro le difficoltà economiche della coppia, rendono maggiormente problematica la gestione di più figli.
Ma quali sono i vantaggi di avere dei fratelli?
Essere fratelli significa condividere un patrimonio genetico comune. Significa anche aiutarsi reciprocamente a crescere nello stesso ambiente culturale e formativo. La “dimensione verticale” definisce il rapporto tra genitori e figli. Tra loro si instaurano differenze generazionali e di ruolo. Gli adulti assumono un ruolo di guida, e i bambini devono semplicemente ubbidire. La relazione che, invece si pone in essere tra fratelli, appartiene alla cosiddetta “dimensione orizzontale” dei rapporti familiari, all’interno della quale è possibile confrontarsi e competere.
La presenza di fratelli o sorelle impone di imparare molto presto a prendere in considerazione il punto di vista altrui, a condividere oggetti e persone, aiutare gli altri quando sono in difficoltà, a giocare e vivere insieme. Questo concorre al processo di affrancamento dall’egocentrismo infantile. La competizione tra fratelli, poi, aiuta i bambini ad accettare le diversità e a gestire i contrasti. Inoltre tra i fratelli si crea una coalizione, una alleanza nei confronti dei genitori che consente loro di confrontarsi meglio con gli adulti. In tal modo la famiglia diventa un luogo di allenamento dove sperimentare e affinare le modalità di relazione con gli altri. Dal punto di vista della genitorialità però ogni figlio è unico, proprio perché comunque ogni bambino è unico ed irripetibile.
Alcuni studi ( cfr. Wasserman G: ) affermano che un figlio unico è esattamente come ogni altro bambino. Anzi i figli unici sembrano maggiormente motivati ad andare bene a scuola, hanno una buona educazione e sono fortemente motivati al raggiungimento del successo.
Non è sempre vero che con un solo bambino si tende ad essere maggiormente permissivi, a viziarlo di più. Paradossalmente può avvenire il contrario: un solo bambino consente di avere maggiori energie per spiegare e motivare i limiti e i divieti posti dai genitori. Un figlio solo è spesso cercato e desiderato, si investe perciò maggiormente su di lui. In questa situazione i genitori tendono a dare il meglio di sé e quindi a viziare meno. In effetti un solo figlio permette di concentrarsi molto di più sulla sua crescita, sulla conoscenza della sua personalità e si ha più tempo per stare con lui. Ci sono anche maggiori occasioni di riflessione sul proprio ruolo genitoriale e sul proprio agire educativo. Quello che un genitore di un figlio unico deve tenere in mente è che, proprio per la dimensione verticale della relazione , lui non potrà mai essere fratello o sorella o amico del proprio figlio. Non è possibile, non è utile, anzi è dannoso. Lo sforzo richiesto ai genitori è quello di costruire occasioni di socializzazione per il proprio bambino: con coetanei, con cugini, in modo che possa sviluppare un rapporto amicale con altri bambini. Altro compito dei genitori è quello di non caricare il proprio bambino di eccessive aspettative o iper proteggerlo. Un figlio, prima ancora di essere tale, è una persona separata ed individuata. Quindi deve imparare a camminare da solo e a sviluppare la propria personalità. Occorre renderlo capace, responsabile e autonomo. Questi ultimi concetti, in realtà, sono validi per i figli in generale, non solo per i figli unici, questi ultimi sono semplicemente maggiormente esposti alle influenze genitoriali, proprio perché da soli, senza alleati. Non esiste una situazione in assoluto migliore di un’altra. Esiste la consapevolezza di compiti genitoriali adeguati ed in parte diversi a seconda che ci sia solo un figlio o più figli all’interno della famiglia. Ogni coppia dovrebbe decidere in piena libertà quanti figli vuole e creare il tipo di famiglia che maggiormente sente come propria, cercando di non farsi influenzare dai luoghi comuni o dalla mentalità corrente del momento storico attuale.

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