Carpi è ancora in prima linea?

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Tentato omicidio a Rovereto di Novi, la casa incendiata a Pavullo, la ragazza tunisina di Carpi violentata dal padre: è sufficiente elencare i fatti di cronaca locale di un solo giorno qualsiasi per mostrare l’evidenza. Le donne sono le vittime della violenza messa in atto da uomini che non conoscono altro linguaggio. Un ragazzo cinese che ha ferito con un machete l’ex fidanzata che non voleva più tornare insieme a lui, la 26enne presa a bottigliate all’interno di un bar a Modena dal marito che non le vuole concedere il divorzio, una 40enne perseguitata dall’ex che le ha incendiato la casa per vendetta.
Poi ci sono tutte quelle donne che non trovano il coraggio di denunciare, che continuano a subire violenze fisiche e psicologiche all’interno della famiglia: umiliazioni che non fanno notizia, subite quotidianamente da parte di uomini accecati dal senso del possesso, dal timore di venire abbandonati, dall’istinto di abusare sessualmente.
Il 25 novembre si celebra in tutto il mondo la “Giornata contro la violenza sulle donne”: una ricorrenza utile per ricordare a tutti che non si è mai fatto abbastanza.
Dopo anni in cui il Comune di Carpi si è fatto promotore di importanti azioni, sono trascorsi parecchi mesi di silenzi. A colmarli non basterà la discussione sul tema prevista in Consiglio comunale proprio in occasione della Giornata mondiale, giovedì 25 novembre.
Nel novembre del 2009 è stata convocata l’ultima seduta del Tavolo contro la violenza sulle donne che ha visto Carpi in prima linea nella formazione degli operatori e nella realizzazione della rete dei servizi; non si ha più notizia di attività svolte nelle scuole superiori; non viene più organizzato il programma di iniziative Nemmeno con un fiore. A lanciare un grido d’aiuto è anche il Centro d’Ascolto Vivere Donna che lotta per la propria sopravvivenza.
Non vogliamo sentire ripetere il ritornello dei “forti tagli da parte del governo centrale” e del “momento di particolare difficoltà finanziaria”.
Quello che serve oggi è un atto di “resistenza” culturale (“Sii bella e stai zitta” di Michela Marzano) affinchè non si abbassi mai la guardia e non cali l’attenzione “perché – scrive la Marzano – stiamo assistendo al ritorno di un’ideologia retrograda che vorrebbe spostare l’orologio indietro e rimettere in discussione le conquiste femminili degli anni Sessanta e Settanta”.
Se poi l’amministrazione comunale intendesse rilanciare il Tavolo permanente contro la violenza sulle donne, sostenere il Centro d’Ascolto Vivere Donna, formare un nucleo antiviolenza all’interno della Polizia Municipale, potremmo anche smentire la Marzano….

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