La fisica del futuro parte da Carpi

C’è una nuova frontiera della ricerca scientifica internazionale che parla anche carpigiano. Il 14 ottobre, Riccardo Bartoli ha conseguito la laurea in Ingegneria Informatica presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, portando a termine un lavoro di tesi dedicato al quantum computing e alla simulazione dei materiali.

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Riccardo Bartoli

È un traguardo accademico importante quello raggiunto da Riccardo Bartoli, classe 2004, che affonda le sue radici direttamente nel tessuto urbano di Carpi: per elaborare il proprio progetto, Bartoli ha infatti utilizzato le risorse di calcolo ad alte prestazioni disponibili al Terminal, lo spazio di innovazione all’interno della nuova stazione delle corriere. La tesi di Riccardo Bartoli si inserisce nel solco delle attività di ricerca dell’Area di Fisica di Unimore, da tempo punto di riferimento nello sviluppo di metodi di calcolo quantistico applicati alla fisica computazionale. A guidarlo nel suo percorso è stato il supervisore Marco Govoni che condivide con lui non solo la passione per la materia, ma anche le origini formative a Carpi.

Dottor Bartoli, com’è nata la sua passione per un ambito così d’avanguardia come il quantum computing e qual è stato, in concreto, il punto di partenza della tua tesi?

“Tutto nasce dalla passione per la matematica e da come dati e probabilità descrivono la realtà, pilastri condivisi con l’intelligenza artificiale. L’informatica classica incontra però un limite nel bit: superarlo richiede una rivoluzione di pensiero. Il quantum computing è questo cambio di paradigma. La mia tesi parte da qui: modellare le interazioni atomiche nei materiali richiede risorse colossali sui super-computer tradizionali, così con il Prof. Marco Govoni abbiamo testato come gli algoritmi quantistici possano superare questi limiti”.

Per svolgere le simulazioni si è avvalso del Terminal di Carpi: com’è stato lavorare in uno spazio cittadino dedicato all’innovazione e quanto ha inciso disporre di queste risorse a due passi da casa?

“È stata un’esperienza fantastica e, sinceramente, comodissima: il Terminal dista pochi minuti in bici da casa mia. Spesso si crede che per fare ricerca avanzata ci si debba per forza trasferire in chissà quale grande città o all’estero. Invece, avere accesso a risorse di calcolo ad alte prestazioni a due passi da casa mi ha permesso di lavorare al meglio. È la prova che se un territorio crea spazi tecnologici veri per i giovani, fare innovazione diventa qualcosa di concreto e quotidiano”.

Il calcolo quantistico unisce informatica e fisica per risolvere problemi complessi, come la simulazione di nuovi materiali: quali scenari o applicazioni pratiche la affascinano di più per il futuro?

“La fisica dei materiali è stata il cuore della mia tesi, ma è solo la punta dell’iceberg. Ciò che mi affascina di più sono le implicazioni a 360 gradi: penso alla crittografia, dove i computer quantistici potranno scardinare gli algoritmi tradizionali, o al quantum machine learning, che porterà l’intelligenza artificiale a livelli superiori. E poi c’è la simulazione di molecole complesse per il settore farmaceutico e la modellizzazione di sistemi fisici. Vedere come la teoria quantistica possa rivoluzionare sicurezza, salute e IA è ciò che rende questo campo molto stimolante”.

Quali sono i suoi prossimi passi e quali consigli darebbe a un giovane del territorio interessato alle discipline STEM?

“Il prossimo passo è la magistrale in Artificial Intelligence Engineering a Modena. Poi valuterò con calma le opzioni, per proseguire la ricerca nel calcolo quantistico mantenendo uno sguardo aperto sul mondo. A chi vuole avvicinarsi alle STEM direi di non farsi frenare dagli stereotipi: non sono materie troppo difficili, da nerd o staccate dalla realtà. La curiosità fa veramente gran parte del lavoro. Lo vedo anche all’Associazione Culturale 10 e Lode, dove do ripetizioni a studenti delle superiori e universitari: superati i timori iniziali, non esiste nessuno completamente negato”.

Chiara Sorrentino

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