Recensione di “Tig” di Heather Smith (La Nuova Frontiera)

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Dopo essere stati abbandonati dalla madre e aver vissuto quattro mesi da soli e senza elettricità, l’undicenne Tig e suo fratello maggiore Peter sono costretti a trasferirsi nella bella casa dello zio Scott e del suo compagno Manny, nell’idilliaca cittadina di Wensleydale. È questa la premessa di Tig, il romanzo di Heather Smith pubblicato in Italia da La Nuova Frontiera che si svela con la struggente delicatezza di una farfalla che emerge dal suo bozzolo, raccontando un intenso percorso di crescita e resilienza.

Fin dalle prime pagine l’autrice ci immerge nel mondo di Tig, dove ogni emozione, dalla rabbia alla vulnerabilità, è palpabile. La sua voce narrante, incalzante e quasi senza fiato, riflette un mondo interiore molto turbolento. Per tentare di riprendere il controllo su una realtà che le è crollata addosso, Tig ricorre a idee tanto bizzarri quanto toccanti: si mette in testa di diventare la campionessa di corsa al formaggio di Wensleydale e fa di tutto per ottenere un bull terrier.

Smith eccelle nella caratterizzazione dei personaggi, soprattutto nel descrivere la trasformazione della protagonista. Inizialmente rabbiosa, polemica e aggressiva, proprio come un animale abbandonato che deve reimparare a essere amato, Tig si scioglie lentamente grazie alla pazienza dello zio Scott e alla presenza silenziosa e attenta di Manny, pur continuando a ribellarsi e a mettere alla prova i loro limiti. Ogni interazione mette in luce la complessità dei legami familiari e la lentezza con cui si costruiscono la fiducia e l’accettazione.

L’autrice usa con grande efficacia immagini e analogie per descrivere il disagio profondo di Tig: la ragazza sente ad esempio che “i nodi nei capelli divoravano i pettini, anche se sono loro ad avere i denti”, oppure reagisce con totale diffidenza alla perfezione della nuova casa dicendo: “Tutto in questa casa è finto. Perfino questo tè”, come se vivesse nell’attesa costante che una facciata crolli.

Tra momenti di forte tensione, come quando distrugge la televisione in un gesto disperato di dolore , e piccoli progressi, il vero cuore del libro è l’esplorazione dell’identità e del senso di appartenenza. Il percorso di guarigione di Tig non è lineare, ma caotico e segnato da ostacoli e piccole vittorie. La rabbia e il dolore sono raccontati con totale onestà, offrendo ai lettori uno specchio sincero delle emozioni e la speranza che andare avanti sia sempre possibile.

In definitiva, Tig è una storia sul potere trasformativo dell’amore, sull’importanza di decidere cosa del passato lasciarsi davvero alle spalle e sulla scoperta che la famiglia non è definita solo dal sangue, ma dai legami di comprensione e accettazione.

Un romanzo emozionante consigliato dai 10-11 anni, capace di lasciare un segno ben oltre l’ultima pagina.

Chiara Sorrentino

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