Sanità modenese, i medici esclusi dalle scelte: ‘Le decisioni le apprendiamo dai giornali’

Il professor Giampaolo Papi, coordinatore provinciale di Anaao Assomed, denuncia la distanza tra chi decide il futuro degli ospedali e chi ci lavora ogni giorno. Il 60% degli iscritti è insoddisfatto delle condizioni lavorative e il 70% lascerebbe il Servizio sanitario nazionale per un’offerta economica migliore. “Vogliamo essere coinvolti nella riorganizzazione, non chiamati a cose fatte”.

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In foto i Segretari Aziendali Anaao Assomed di Modena, Giampaolo Papi (AUSL) e Nicola Sforza (AOU)

Le decisioni sul futuro della sanità modenese si prendono ai tavoli della politica e delle aziende sanitarie, ma chi dovrà tradurle in organizzazione del lavoro, turni, servizi e assistenza rischia di restare alla porta. È questa la questione sollevata dal professor Giampaolo Papi, coordinatore provinciale di Anaao Assomed Modena, il sindacato che rappresenta la dirigenza medica e sanitaria. Una distanza che, secondo Papi, non riguarda soltanto la sua organizzazione, ma attraversa l’intero mondo sindacale.

A dare la misura del malessere è un’indagine condotta tra gli iscritti di Anaao Assomed dell’Azienda Usl e dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena. Il risultato è netto: circa il 60% si dichiara insoddisfatto delle proprie condizioni lavorative. A pesare sono soprattutto la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata, i carichi, i ritmi e l’organizzazione del lavoro. “Siamo un’associazione sindacale che rappresenta la dirigenza medica e sanitaria della provincia di Modena e contiamo 637 iscritti ed è con loro che abbiamo fatto un sondaggio”, spiega Papi. Un campanello d’allarme che si inserisce in un quadro più ampio: secondo i dati richiamati dal sindacato, l’Emilia-Romagna è la regione italiana che nell’ultimo decennio ha visto passare le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri da 107 nel 2015 a 304 nel 2025, con un incremento di quasi tre volte. Nel solo 2025, le uscite volontarie hanno superato i 182 pensionamenti.

Il problema non è soltanto quanto si guadagna, ma anche come si lavora. Eppure la questione economica incide in modo significativo: alla domanda su cosa farebbero se una struttura privata proponesse loro uno stipendio più alto, il 70% degli intervistati ha risposto che lascerebbe il Servizio sanitario nazionale.

“Certamente c’è anche un problema di retribuzione”, riconosce Papi. Ma trattenere i professionisti richiede anche condizioni di lavoro sostenibili e una migliore organizzazione dei servizi. Temi che, mentre la sanità modenese si prepara a una profonda riorganizzazione, diventano ancora più urgenti.

Ed è proprio sul metodo con cui si stanno delineando le trasformazioni della rete ospedaliera che Anaao Assomed punta il dito. Il sindacato non rivendica il diritto di sostituirsi alla politica nelle scelte strategiche, ma chiede di essere coinvolto quando quelle scelte devono diventare realtà. Una richiesta che assume particolare rilievo alla luce delle ipotesi di ridimensionamento del Policlinico di Modena, con una possibile trasformazione in ospedale distrettuale, il mantenimento di alcune funzioni – tra cui l’area materno-infantile e, nell’ipotesi illustrata, il pronto soccorso – e un potenziamento dell’ospedale di Baggiovara.

“Noi non entriamo nel merito delle decisioni politiche, però chiediamo e chiederemo ancora un coinvolgimento diretto all’interno della Conferenza territoriale sociale e sanitaria (Ctss), in qualità di rappresentanti dei dirigenti medici e sanitari della provincia di Modena”. Il punto, dunque, non è soltanto conoscere in anticipo i progetti, ma partecipare alla loro costruzione. “Le decisioni che la politica ha tutto il diritto di prendere devono poi essere condivise fattivamente con noi sul piano organizzativo, dei contratti e dei fondi”. Perché una riorganizzazione non si esaurisce in una nuova distribuzione di reparti e funzioni: significa stabilire chi lavorerà dove, con quali risorse, quali turni e quali condizioni contrattuali. Ed è qui che emerge la contraddizione denunciata dal sindacato: si ridisegna la sanità, ma chi dovrà garantirne concretamente il funzionamento non sempre viene coinvolto nel confronto.

Sulle ipotesi relative al futuro del Policlinico, Papi è esplicito: “Queste decisioni le apprendiamo dai giornali, perché con noi non sono state comunicate”. Una modalità che, precisa, può anche rientrare nella legittimità delle scelte politiche, ma che non può diventare il metodo con cui si affronta la successiva riorganizzazione del personale. “Quando si tratterà di capire come si organizzerà veramente il personale e con quali fondi si vorrà farlo, quello dovrà necessariamente essere contrattato con i sindacati”. Papi non nasconde che la distanza tra decisori e professionisti sia ormai evidente: “non lo diciamo solo noi. Negli ultimi tempi lo hanno sottolineato un po’ tutte le associazioni sindacali. È un sentimento condiviso e speriamo che venga presto superato da una migliore interlocuzione con la politica”. Anaao Assomed si dice pronta a contribuire alla riorganizzazione della sanità modenese, ma pone una condizione precisa: il confronto deve avvenire prima che le decisioni diventino operative, non quando resta soltanto da gestirne le conseguenze. “Noi ci siamo e diciamo chiaramente alla politica che contribuiremo in maniera costruttiva a ciò che intende fare della sanità provinciale modenese”. Resta da capire se chi governa la sanità sia disposto a trasformarla in un coinvolgimento effettivo. Perché una riorganizzazione può essere decisa nei palazzi, ma a farla funzionare – o a subirne le criticità – saranno soprattutto i professionisti che ogni giorno lavorano negli ospedali. Senza dimenticare i cittadini, ma questo è un altro capitolo di una storia di cui al momento non si conosce ancora la trama…

J.B.

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