Una filiera territoriale della canapa, dalla coltivazione alla produzione di filati per il tessile e di materiali per l’edilizia. È la prospettiva emersa mercoledì 30 settembre nella sede Unimore di Carpi, dove, nell’ambito del convegno La moda del futuro, sono stati presentati i risultati della sperimentazione condotta attraverso il progetto Water Retting 4.0 (per saperne di più clicca qua: https://temponews.it/2024/04/19/operazione-canapa-ai-nastri-di-partenza/). Il progetto, sostenuto dal Comitato Pro Canapa e coordinato dal Centro Qualità Tessile, ha sperimentato un bioreattore industriale per l’estrazione della fibra di canapa e la produzione sostenibile di tessuti e materiali destinati anche all’edilizia. I risultati, ancora non definitivi, vengono giudicati soddisfacenti dal Comitato e confermano, secondo i promotori, la fattibilità dell’idea di costruire una filiera locale completa. Non solo tessile. Dalla lavorazione della canapa si potrebbero infatti ottenere materiali destinati all’edilizia, al packaging e alla produzione di bioplastiche, aprendo una prospettiva che potrebbe coinvolgere settori diversi e offrire anche una nuova opportunità all’agricoltura. Per il distretto della moda, inoltre, una filiera locale potrebbe rappresentare un elemento di caratterizzazione in chiave ambientale, fino alla possibile creazione di uno specifico marchio di area.
Ora però arriva la parte più difficile: trasformare la sperimentazione in una filiera vera. Parole che resteranno sulla carta? Dov’è la regia necessaria affinché si possa dare gambe a un progetto certamente ambizioso? Perché una filiera della canapa, per essere tale, dovrebbe mettere in relazione mondi diversi: dall’agricoltura alle aziende tessili, passando per gli impianti necessari al trattamento della materia prima, che oggi sul territorio non ci sono. Occorrono quindi investimenti, imprese interessate a entrare nella partita e soggetti capaci di coordinare i diversi passaggi. E, nella visione del Comitato Pro Canapa, anche un consorzio e un marchio dedicato. È qui che la proposta si misura con la realtà: c’è la volontà politica di sposare questo progetto e provare a dare nuovo slancio a un settore, quello della moda, che attraversa una fase di fortissima sofferenza? E ci sono le imprese disposte a investire perché questa filiera possa davvero nascere?
Il Comitato Pro Canapa invita a non indugiare oltre e a mettere attorno a un “tavolo istituzioni, imprenditori e altri soggetti interessati, per verificare la sostenibilità economica e ambientale dell’operazione. Alcune realtà del tessile, sottolinea, sono già impegnate sul fronte della canapa, mentre aziende dell’edilizia come Cmb e Garc potrebbero contribuire a fare da traino”
La sperimentazione, insomma, sembra aver fornito una prima risposta sul piano tecnico. Adesso servono coraggio, soggetti, risorse e una regia per capire se quella risposta può diventare un progetto industriale, evitando che Water Retting 4.0 (peraltro finanziato con un finanziamento regionale di quasi 500mila euro) rimanga l’ennesimo progetto chiuso in un cassetto.
J.B.
























