L’antico Egitto tra Caos e ordine a Palazzo dei Pio

La mostra sarà visitabile fino al 29 marzo 2027 ed è accompagnata da un catalogo pubblicato da Franco Cosimo Panini Edizioni, con testi di Paolo Marini e del direttore del Museo Egizio Christian Greco. L’esposizione apre alle 10 di venerdì 18 settembre, mentre l’inaugurazione è fissata alle 19, alla presenza di Albarani, Marini e Greco. In occasione del festivalfilosofia l’ingresso sarà gratuito.

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Albarani, Rossi e Morini

Da un lato l’Isefet, il Caos, principio del disordine, dell’ingiustizia, della menzogna e della violenza; dall’altro la dea Maat, incarnazione dell’ordine, della giustizia e dell’armonia universale. È nella tensione tra queste due forze opposte e complementari che si muove Le acque del Caos e l’ordine di Maat, la mostra sull’antico Egitto ideata dal Museo Egizio di Torino e dal curatore ed egittologo Paolo Marini e allestita ai Musei di Palazzo dei Pio in occasione del festivalfilosofia dedicato al Caos. Una collaborazione che, per l’assessore alla Cultura Giuliano Albarani, unisce partnership prestigiosa, qualità scientifica, contaminazione e continuità. “Aver interloquito e collaborato con una delle istituzioni museali più prestigiose del nostro Paese ci rende orgogliosi – sottolinea – così come il rigore scientifico e l’oculatezza con cui sono stati scelti i reperti. Oggetti in grado di esplorare un tema specifico in modo inedito anche per lo stesso Museo Egizio”. L’esposizione, prosegue Albarani, punta anche sulla contaminazione: “A Palazzo dialogheranno infatti l’Antico Egitto, gli affreschi rinascimentali e l’oggi. Vogliamo poi giocare con la continuità della condizione umana, connettendo reperti millenari con le grandi domande dell’uomo contemporaneo. Raccontare l’approccio egizio significa anche fornire strumenti per decodificare il presente”. Per la direttrice dei Musei, Manuela Rossi, quella inaugurata a Palazzo dei Pio è però solo la punta dell’iceberg di un progetto “culturale iniziato un anno fa. Un percorso che proseguirà nei prossimi mesi con visite guidate, laboratori didattici e attività per famiglie, con l’obiettivo di avvicinare un pubblico ampio all’affascinante mondo dell’Egittologia. Ogni reperto esposto ha infatti delle peculiarità e una storia da raccontare”.

La sfida, racconta il curatore Paolo Marini, è iniziata nei depositi del Museo Egizio, “dove è racchiuso un patrimonio sommerso enorme”, alla ricerca di reperti capaci di interpretare il tema del Caos. “Una tematica nuova a cui ci siamo approcciati per la prima volta e pertanto è stata foriera di grandi stimoli. Abbiamo scelto 27 reperti di straordinario valore storico e artistico, capaci di suggerire ai visitatori numerose riflessioni”. L’obiettivo non è infatti soltanto scoprire la funzione dei singoli oggetti, ma comprendere come gli antichi Egizi si rapportassero quotidianamente, e a tutti i livelli della società, con il caos e l’ordine. Le acque del Caos e l’ordine di Maat analizza infatti come la tensione tra questi due concetti fosse tradotta materialmente dagli antichi Egizi in oggetti d’uso quotidiano, pratiche magiche e rituali funerari. Il percorso di Sala Mori si snoda tra papiri, stele, statuette votive e oggetti rituali, accompagnando i visitatori alla scoperta dei metodi con cui gli antichi Egizi cercavano di contenere e armonizzare il caos. Particolare rilievo è dedicato alla sfera protettiva e magica, rappresentata da una ricca collezione di amuleti animali, oggetti indossati o inseriti tra le bende delle mummie per proteggere l’individuo nella vita terrena e nell’Aldilà. Tra questi, otto amuleti – quattro raffiguranti la rana e quattro a forma di serpente – rappresentano l’Ogdoade, il gruppo di otto divinità emerse dal Nun, la massa liquida informe simbolo del caos primordiale. Tra i reperti spicca anche il celebre Libro dei Morti di Hor, prezioso papiro dell’Epoca Tolemaica concepito come raccolta di formule magiche per guidare il defunto nel viaggio ultraterreno verso la luce del giorno. Il documento raffigura la scena della pesatura del cuore, durante la quale il defunto proclama la propria innocenza al cospetto del dio Osiride e dei 42 giudici. A questo rito è strettamente legato un altro oggetto esposto, lo scarabeo del cuore, collocato tra le bende proprio in corrispondenza del cuore del defunto. Il percorso si completa con alcune sculture in bronzo, tra cui la raffinata statuetta del dio Thot sotto forma di ibis accovacciato, divinità lunare legata al sapere e alle scienze, e quella della dea Maat, raffigurata nella consueta posizione accovacciata e avvolta in una veste aderente, un tempo sormontata dalla sua iconica piuma di struzzo. A queste si affiancano una fiaschetta del Nuovo Anno in faience blu, ushabti in legno dipinto appartenuti ad artigiani di Deir el-Medina e pregevoli stele funerarie.

Una piccola chicca, costruita con cura e dal concept forte. Un salto di qualità rispetto a molti altri allestimenti, e questo va riconosciuto. Il rischio però è che si riveli una proposta per “pochi” e che  a coglierne davvero la portata siano soprattutto gli appassionati. A intercettare una platea più ampia potranno forse essere le attività collaterali, facendo leva su quel fascino dell’antico Egitto che da sempre riesce a parlare, senza bisogno di troppe spiegazioni, a grandi e piccini.

La mostra sarà visitabile fino al 29 marzo 2027 ed è accompagnata da un catalogo pubblicato da Franco Cosimo Panini Edizioni, con testi di Paolo Marini e del direttore del Museo Egizio Christian Greco. L’esposizione apre alle 10 di venerdì 18 settembre, mentre l’inaugurazione è fissata alle 19, alla presenza di Albarani, Marini e Greco. Alle 20.30, in Piazza Martiri, Greco dialogherà con Manuela Rossi nella conversazione Cosmogonie egizie. Il biglietto intero costa 6 euro, quello ridotto 4 euro per giovani tra 18 e 25 anni, soci Touring Club e Fai e gruppi di almeno 25 persone. I biglietti sono in vendita online sul circuito Vivaticket. In occasione del festivalfilosofia, però, l’ingresso sarà gratuito.

Jessica Bianchi

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