“Dobbiamo imparare a pensare in modo sistemico”, l’invito di Ilaria Capua

Ad aprire il programma della rassegna Curioso. Domande, persone, scoperte, domenica 28 giugno, alle 21.30, sul palco di Piazza Sant’Agostino a Modena, sarà la Virologa e Senior Fellow of Global Health alla Johns Hopkins University, Ilaria Capua con Salute circolare, un modo di pensare: una lezione-spettacolo dedicata alla salute come sistema interconnesso, che tiene insieme esseri umani, ambiente e altre specie.

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Scienza, teatro, divulgazione e riflessione civile. Sul palco di Piazza Sant’Agostino a Modena la conoscenza prende forma e accompagna il pubblico attraverso voci di primo piano della cultura e della scienza grazie al programma promosso da Fondazione di Modena e Unimore per i Musei Universitari. La rassegna Curioso. Domande, persone, scoperte si articola in sei appuntamenti gratuiti dedicati ad alcuni temi centrali: il rapporto tra esseri umani e ambiente, la salute, il cambiamento climatico, l’evoluzione, le trasformazioni tecnologiche e il ruolo della conoscenza come bene comune.

Ad aprire il programma, domenica 28 giugno, alle 21.30, sarà la Virologa e Senior Fellow of Global Health alla Johns Hopkins University, Ilaria Capua con Salute circolare, un modo di pensare: una lezione-spettacolo dedicata alla salute come sistema interconnesso, che tiene insieme esseri umani, ambiente e altre specie.

“La salute – spiega la dottoressa Capua – è un bene essenziale, primario.  La salute ci permette di fare ciò che vogliamo e di vivere la vita come desideriamo. Troppo spesso diamo per scontato il semplice fatto di star bene, ma non è così: la nostra salute dipende da una serie di fattori, compreso il sistema in cui siamo immersi, cioè il pianeta. Il mio intervento trae ispirazione dagli antichi Greci, i quali immaginavano la salute come il risultato dell’equilibrio tra quattro elementi. Partirò da tale ragionamento per piantare alcuni semi nelle menti di chi ascolta e proporre un modo innovativo di guardare alla salute: non come un problema del singolo individuo, ma come una questione che riguarda la collettività e l’ambiente in cui viviamo”. Un tema, quello dell’interconnessione, centrale nel pensiero della virologa: “mi piace utilizzare la metafora del terrario; tutti noi viviamo in un sistema chiuso e pertanto dobbiamo imparare a rispettarne le regole, perché ogni azione che compiamo torna indietro, sia essa virtuosa o dannosa. E, ancora, mi soffermerò sulle grandi sfide che ci attendono a partire da un problema complesso e dall’eziologia multi fattoriale come la lotta ai batteri multiresistenti. Cosa possono fare i cittadini di fronte all’emergenza dell’antibiotico resistenza?”.

Ilaria Capua invita poi a un ripensamento della conoscenza universitaria, “occorre maggiore permeabilità delle teste. L’ambiente che cambia, i problemi geopolitici, la demografia… ci impongono di ripensare il nostro stesso approccio al sapere. Il concetto di salute circolare vuol essere anche una sorta di aggregatore di più discipline. Per esemplificare, possiamo affermare che in futuro dovremo fare i conti con un numero sempre maggiore di malattie trasmesse da insetti, come Dengue e West Nile. Il motivo è evidente: fa sempre più caldo, le più frequenti bombe d’acqua creano i ristagni ideali per la proliferazione delle zanzare e dunque assisteremo all’endemizzazione di malattie un tempo definite esotiche. Tale consapevolezza dovrebbe indurre profondi cambiamenti: chi si occupa di programmazione in ambito sanitario dovrà tener conto del fatto che negli ospedali vi saranno persone infette da virus che prima non c’erano e anche il lavoro di urbanisti, giardinieri, agronomi ed entomologi dovrebbe diventare sinergico. Occorre allargare le proprie conoscenze, aprirsi a una visione maggiormente sistemica”.

E la professoressa Capua sta dando l’esempio: “io mi sono tolta il camice e insegno virologia a studenti di Relazioni internazionali. Ragazzi che andranno a lavorare presso le ambasciate, i governi, le Nazioni Unite… Non possiamo più permetterci di avere dei decisori di domani impreparati e che non sanno come emerge un virus, come parte una pandemia… è un film che abbiamo già visto”. E che non vorremmo più vedere.

Jessica Bianchi

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