Dopo un percorso formativo e un lavoro nel settore del tessile, Daniela Boschini, di Correggio, ha sentito l’esigenza di cambiare rotta e nella ceramica ha trovato la sua dimensione ideale come ha raccontato: “Prima di arrivare alla ceramica ho lavorato con superfici morbide, trame e strutture, elementi che ancora oggi influenzano il mio modo di progettare e creare. La ceramica è diventata nel tempo il mio linguaggio principale, il luogo in cui far convergere ricerca, istinto e manualità.
Quando hai iniziato a creare oggetti decorativi in ceramica? Come hai imparato a lavorare questo materiale?
“Sono state le mie bimbe Celeste e Violante a indicarmi la via del cambiamento. All’arrivo della prima figlia ho sentito che qualcosa mi andava stretto: il mondo del tessile stava cambiando e anche i miei obiettivi.
Così nel mezzo di un mutuo e di una ristrutturazione ho lasciato il mio lavoro da designer di abbigliamento femminile per trovare finalmente quello che non avevo mai avuto prima: il tempo per dedicarmi a quello che mi faceva stare bene. Ho deciso di costruire da sola il mio nuovo progetto, di dare vita a InTerra, per conciliare vita e lavoro, lentezza e fatica, argilla ed eleganza. L’incontro con l’argilla è stato graduale: all’inizio come sperimentazione, poi come pratica sempre più centrale. Ho imparato attraverso corsi, studio autonomo e soprattutto tanta pratica in laboratorio, osservando il materiale, accettandone i tempi e gli imprevisti”.
Cosa preferisci realizzare e come definiresti il tuo stile?
“Oggetti di uso quotidiano pensati per la tavola. La collezione di InTerra è composta da pezzi unici in ceramica, realizzati con uno stile volutamente grezzo su cui imprimo trame di stoffe, pizzi e altri materiali. La parola chiave delle mie ceramiche è ‘imperfette’. Non è un aggettivo semplice da usare in una quotidianità sempre alla ricerca della perfezione, ma quella di InTerra è un’imperfezione amata e voluta per distinguersi ed affermare la propria identità. I bordi mai lisci, sempre diversi, sono lo specchio di quello che siamo e che dovremmo abbracciare con orgoglio. Non ci sono stampi: ogni persona nella nostra vita è diversa e sono proprio le nostre differenze ad arricchirci e farci crescere”.
C’è un’opera in particolare a cui sei particolarmente legata e se sì perché?
“Sono legata soprattutto ai pezzi nati senza un progetto preciso, quelli che prendono forma durante il processo. Spesso sono le opere più fragili o irregolari a raccontarmi qualcosa di più profondo: parlano di attesa, di cambiamento, di accettazione”.
Perché hai scelto di condividerle sui social?
“È un modo per raccontare il processo, non solo il risultato finale. Mostrare anche ciò che è incompleto o imperfetto mi permette di creare un dialogo autentico. Raccontare che dietro allo schermo c’è una persona come tante che ha cambiato strada alla soglia dei quarant’anni e ce l’ha fatta, è per me un gesto di verità. Un modo per offrire motivazione, coraggio e speranza a chi quel cambiamento lo sogna, ma non ha ancora trovato la spinta per farlo”.
Progetti per il futuro?
“Non punto a crescere a tutti i costi, perché non vorrei compromettere l’equilibrio che ho trovato tra lavoro, tempo e famiglia. Vorrei continuare ad accogliere persone tra le mura di casa e del laboratorio creando eventi esclusivi insieme ad altre artigiane di valore. Momenti di incontro in cui si respiri il vero sapore dell’artigianato, fatto di relazioni, mani che lavorano, tempo condiviso e storie intrecciate. Se il mio lavoro potrà continuare a sostenere la vita che ho scelto e le passioni che mi tengono in movimento, allora per me va bene così, non chiedo altro”.
Per saperne di più www.interraceramica.com
Chiara Sorrentino
























