La nuova vita di Rajo salvato da Vanessa

Vanessa Mazzali, infermiera 39enne presso l'Ospedale di Carpi, profondamente amante degli animali, ha salvato un levriero spagnolo che era stato sfruttato per la caccia e le corse, e poi abbandonato con gravi traumi fisici e psicologici.

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Rajo è un levriero spagnolo (galgo spagnolo) nato nel 2016 e rinato per la seconda volta nel 2020 quando Vanessa Mazzali, infermiera 39enne presso l’Ospedale di Carpi l’ha adottato, come ha raccontato: “Ho conosciuto Rajo tramite un’associazione di salvaguardia dei cani e che lo ha fatto arrivare in Italia dalla Spagna il 24 ottobre del 2020. La realtà della Spagna è molto complessa riguardo ai levrieri. Spesso vengo allevati esclusivamente per scopi di lucro, come le corse, per poi venire abbandonati quando non sono più utili. Spesso muoiono per strada o vengono direttamente uccisi, altre volte vengono salvati da associazioni, come nel caso di Rajo”.

In che condizioni era quando è arrivato da te?

“Quando l’ho visto per la prima volta ho notato parecchie cicatrici di caccia e, in particolare, due molto grosse, una sul collo e l’altra sulla coscia destra, causate da lotte con altri cani. Per questo motivo lui è ancora molto diffidente con i suoi simili. All’inizio, quando incontravamo un cane, accadeva che mi mordesse le ginocchia per farmi capire il suo malessere. Attualmente, dopo cinque anni, è un po’ più tranquillo: non morde ma si limita ad abbaiare. La cosa che però più mi ha colpito è che una volta arrivato in Italia, probabilmente anche per tutto lo stress subito, ha iniziato ad accusare i sintomi di una malattia intestinale autoimmune corrispondente a quella che per noi umani è il morbo di Crohn”.

È stato difficile il percorso di recupero?

“Appena arrivato ho fatto qualche incontro con degli esperti cinofili comportamentali che mi hanno dato dei consigli, ma sono state soprattutto la vicinanza e la fiducia instaurata tra di noi che gli hanno permesso di riacquistare un po’ di fiducia verso il mondo esterno. Dal punto di vista fisico, invece, è stato più complesso e, tuttora, c’è sempre la possibilità che abbia ricadute di malattia ed episodi acuti di dermatiti associati alla sua patologia. Dopo parecchie visite dal veterinario, una gastroscopia, diverse indagini istologiche e una visita con una nutrizionista veterinaria che ha cucito su misura per lui una dieta, adesso Rajo ha ripreso peso e sta meglio”.

Come si svolge la vostra vita insieme?

“La nostra routine è molto semplice. Vivendo in appartamento, tra l’altro con due gatti, lo porto fuori a fare i bisogni e, una volta al giorno, anche in base ai miei turni lavorativi, cerco di fargli fare sempre una passeggiata lunga nelle campagne intorno a casa, rigorosamente al guinzaglio perché, essendo stato un cacciatore, ha ancora un forte istinto predatorio. Continuo a preparargli ogni giorno le sue porzioni di cibo, seguendo la dieta datami dalla nutrizionista: riso bollito, carne di cavallo, verdure o frutta, integratori alimentari e, per non farci mancare nulla, tutte le medicine che servono nei casi acuti di malattia. Lui è molto tranquillo, timido, senza tante manifestazioni di feste come fanno i cani normalmente e condivide in modo molto sereno l’appartamento con i due felini”.

Come ha cambiato la tua vita? C’è un aneddoto in particolare che vorresti raccontare?

“Me l’ha riempita in modo molto particolare. I levrieri sono cani buonissimi e pieni d’amore da dare, ma bisognosi anche di riceverne ed è quello che cerco di fare con Rajo. Inoltre, sono la razza di cani più veloce al mondo, a cui piace correre tanto in compagnia. Pur essendo diffidente verso cani di altre razze, Rajo va molto d’accordo con gli altri levrieri e, se dovesse esserci qualche altro proprietario di galgo o simili, mi può contattare per organizzare qualche corsa in compagnia”.

Dopo questa tua esperienza c’è un messaggio in particolare che vorresti lanciare?

“Consiglierei di cercare di adottare, per quanto possibile, cani in difficoltà, e vorrei sottolineare l’importanza di tenerli al guinzaglio quando si va in passeggiata, a prescindere dal loro carattere perché non si può sapere che cane s’incontrerà e con quale vissuto. Varie volte sono dovuta scappare da situazioni in cui i cani che incontravamo io e Rajo erano liberi, col padrone che magari era al telefono a distanza. La campagna non è sinonimo di area protetta in cui far correre i propri cani, per quello esistono aree cani specifiche”.

Chiara Sorrentino

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