C’è un silenzio che abita i nostri giardini. Un silenzio fatto di vite nascoste, di respiri leggeri sotto una siepe, di occhi chiusi tra l’erba alta. È un mondo che esiste anche quando non lo vediamo. Eppure, basta il rumore di un decespugliatore per spezzarlo. “Ormai è diventata una mania: il prato perfetto, rasato a due centimetri, pulito, ordinato. Sterile” A parlare è Piero Milani, responsabile del Centro fauna Il Pettirosso. La sua voce è quella di chi, ogni giorno, raccoglie le conseguenze di questa ossessione, recuperando animali feriti. “Il problema è che le persone non sanno. Non si rendono conto che nei loro giardini non sono sole”. Sotto una siepe, mentre il sole è alto, un riccio dorme. Non si muove, non si difende. È invisibile agli occhi di chi guarda senza vedere. Poi parte la lama. E spesso, per lui, non c’è scampo. “Molti animali selvatici – prosegue Milani – sono attivi soprattutto di notte e durante il giorno restano nascosti. Quando si inizia a tagliare senza controllare, si rischia di ferirli gravemente o ucciderli”. Nei prati i piccoli di lepre non scappano: il loro istinto dice loro di restare fermi, immobili, fidandosi del proprio mimetismo. È la loro unica difesa, “ma contro una falciatrice non basta. Li troviamo con zampe tagliate, mutilazioni impossibili da curare”. E non è solo una questione di inconsapevolezza o disattenzione bensì di mancato rispetto delle normative: “le leggi ci sono – spiega Milani – ma spesso restano sulla carta. Durante la stagione della nidificazione, potare alberi e siepi è vietato. Eppure succede e nessuno controlla. Tagliare una siepe in primavera può significare distruggere nidi, uova o piccoli appena nati, compromettendo così un’intera stagione riproduttiva. Basterebbe fermarsi un momento e guardare davvero il proprio giardino, scoprendo così che tra i rami può esserci il nido di un merlo, che in un tronco vive un picchio, che sotto alla siepe c’è un mucchietto di foglie sotto al quale mamma riccio ha partorito i suoi piccoli. Il giardino è un piccolo ecosistema ricco di vita, non dimentichiamolo mai”. E poi ci sono i veleni. Invisibili, silenziosi, ma devastanti. Lumachicidi, diserbanti, sostanze chimiche che sembrano risolvere problemi ma ne creano di ben più grandi. “Quando piove, tutto finisce nella terra, nelle falde. E intanto uccide insetti, ricci, uccelli. Può avvelenare anche i cani e i gatti del vicino”. Eliminare gli insetti significa spezzare una catena: togliere cibo a chi di quegli insetti vive e, lentamente, svuotare il giardino di vita. Milani invita a una riflessione più ampia: “Se nel nostro piccolo giardino interveniamo senza rispetto, stiamo replicando, in scala ridotta, ciò che le grandi multinazionali fanno altrove, con la deforestazione massiccia. Il rispetto per l’ambiente deve partire proprio da casa nostra, dal giardino o dal terrazzo”.
In mezzo a tutto questo, però, c’è anche chi resiste. Chi cura, salva, prova a rimediare.
Il Centro fauna Il Pettirosso è uno di questi luoghi. E continua a esistere grazie a un gesto semplice ma fondamentale: la generosità delle persone. “Il 5×1000 per noi è vitale. E sapere che sempre più persone scelgono di aiutarci ci dà speranza”.

Forse è proprio da qui che bisogna ripartire: dalla consapevolezza. Dal capire che quel giardino non è solo nostro. E che, a volte, il gesto più importante è semplicemente fermarsi. Guardare. E scegliere di rispettare la natura.
Jessica Bianchi
























