Moda non è solo una tendenza: è anche un modo per esprimere chi siamo (o vorremmo essere) e come desideriamo essere percepiti dagli altri. Ma quando questo linguaggio viene guidato dalla visione di ripetute immagini ritoccate, filtri, algoritmi e modelli estetici irraggiungibili, cosa può accadere? Sarà questo il filo conduttore che guiderà i lavori del convegno Le vittime della moda (fashion victims): salute, moda, lavoro, sicurezza, aspetti psicologici e medico legali, che si terrà a Modena il 10 aprile, dalle 14:30 alle 19, presso l’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti di Corso Vittorio Emanuele 59, organizzato dal CUP-ER e Commissione per le Pari Opportunità (C.P.O) del CUP in collaborazione con il C.P.O. dell’Ordine degli Avvocati di Modena e le Consigliere di parità della Provincia di Modena ed è aperto ai cittadini. Uno spunto di riflessione pubblica sugli effetti fisici, psicologici e relazionali dei modelli estetici di questi anni, che parte dalla letteratura scientifica che ha già descritto fenomeni come la cosiddetta Snapchat dysmorphia e il perception drift, cioè lo slittamento progressivo della percezione di ciò che appare “normale” o desiderabile sotto l’influenza di immagini digitalmente alterate.
Il tema riguarda in modo particolare adolescenti e giovani, come mostrano i dati dello studio HBSC (Health Behaviour in School-aged Children) richiamati dall’Organizzazione mondiale della sanità: a 15 anni, il 40% delle ragazze e il 22% dei ragazzi si dichiarano insoddisfatti del proprio peso corporeo. E, sempre l’OMS, segnala che la quota di adolescenti con un uso problematico dei social media è passata dal 7% nel 2018 all’11% nel 2022, con valori più alti tra le ragazze.
Una parte del convegno sarà dedicata agli effetti fisici dell’adesione a certe tendenze estetiche e di stile, come per esempio l’uso di scarpe con tacchi alti, le scelte di fast fashion, o di chirurgia estetica. “Seguire una tendenza non è un gesto neutro quando il corpo viene costretto ad adattarsi a standard innaturali”, sottolinea Michelina Guerra, ortopedico, Presidente Associazione Donne Medico, Ordine provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatrici di Modena. A titolo di esempio, “Tacchi molto alti, calzature inadeguate possono essere cause di alluce valgo, dolori muscoloscheletrici, infortuni. Possono dare sovraccarichi funzionali che, dal punto di vista clinico, possono tradursi in metatarsalgie, tendinopatie, borsiti e mal di schiena”. E, aggiunge l’esperta, “Abiti eccessivamente costrittivi possono favorire nel tempo dolore, sovraccarico biomeccanico e disturbi dell’apparato muscoloscheletrico. Il problema non è l’estetica in sé, ma il prezzo fisico che talvolta si paga per aderire a certi canoni”.
Il convegno affronterà anche il tema del fast fashion e della qualità dei materiali utilizzati per produrlo. Che, oltre essere tra le principali fonti di inquinamento ambientale come ricorda l’Agenzia europea dell’ambiente, potrebbero contenere PFAS, detti anche inquinanti eterni, responsabili di diversi problematiche di salute, tra cui riduzione della fertilità e reazioni allergiche cutanee. “L’Agenzia europea dell’Ambiente (EEA) segnala che l’esposizione al bisfenolo A (un tipo di PFAS) in Europa supera ancora i valori di sicurezza”, puntualizza Mirella Guicciardi, coordinatrice C.P.O. CUP della provincia di Modena: “È nota la loro presenza nelle acque di alcuni territori del Veneto. L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), inoltre, ha sostenuto restrizioni per oltre 1.000 sostanze sensibilizzanti cutanee utilizzate in abbigliamento, calzature e altri articoli a contatto con la pelle. Nel 2023, sempre secondo l’EEA, nell’Unione europea sono stati registrati 70 alert per rischio chimico relativi a prodotti tessili, in gran parte associati a rischi per la salute umana”.
Nel corso dell’incontro si parlerà anche della crescente normalizzazione di procedure estetiche sempre più spinte. Il Global Survey 2024 dell’ISAPS registra quasi 38 milioni di procedure estetiche nel mondo in un solo anno, mentre una review del 2026 pubblicata su Aestethic Plastic Surgery documenta l’emergere di tecniche di rib remodeling, il rimodellamento del girovita. Dati, questi ultimi, che però hanno ancora evidenze molto limitate.
Un altro focus del Convegno sulle vittime della moda farà luce su quanto accade sul piano identitario e relazionale: “Oggi la moda non vende semplicemente vestiti: vende identità. Il problema non è seguire le tendenze, ma perdere la capacità di distinguere tra ciò che scegliamo e ciò che ci viene indotto. Quando il senso di sé dipende troppo dallo sguardo degli altri, aumenta il bisogno di validazione e si indebolisce la possibilità di costruire un’identità solida, con effetti che possono riflettersi anche nella qualità delle relazioni. La moda in sé non ci impone nulla in modo diretto, ma ci suggerisce continuamente cosa è desiderabile, cosa è accettabile, cosa è da escludere, e chi dobbiamo essere per essere accettati. La domanda che allora dovremmo farci, non è se la moda influenza le persone, ma quanto siamo consapevoli di questa influenza sulle persone. E, più di tutto, quanto siamo in grado di gestirla”, fa riflettere Alexia Polmonari, psicologa, psicoterapeuta e consigliera e referente per la sanità dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, che durante il convegno affronterà il tema del brainwashing della moda.
L’altro volto della moda può quindi avere effetti sul corpo, sulla psiche, sull’identità e sulle relazioni e, non ultimo, sull’ambiente che abitiamo. Affrontare tutti questi aspetti richiede risposte multilivello: educazione critica ai media, attenzione all’immagine corporea, formazione dei professionisti e maggiore responsabilità da parte dell’industria della moda, dei media e delle piattaforme digitali. Temi di cui tratteranno gli esperti presenti al convegno di Modena “Fashion victims”, a cui sarà presente anche la stilista Anna Marchetti con una testimonianza. L’evento ha il patrocinio del Comune di Modena.
























