Il nuovo ospedale torna in Consiglio Comunale

Il nuovo ospedale di Carpi è stato al centro della discussione in sede di Commissione Consiliare Ambiente e Territorio, riunitasi martedì 3 marzo. Sindaco e tecnici hanno illustrato ai consiglieri presenti la relazione tecnica di controdeduzioni alle osservazioni pervenute in merito alla realizzazione della struttura ospedaliera e la conseguente autorizzazione alla stipula dell’Accordo Operativo volto all’apposizione di vincolo espropriativo e dichiarazione di pubblica utilità indispensabili per procedere con gli espropri e dare poi il via ai lavori.

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Il nuovo ospedale di Carpi è stato al centro della discussione in sede di Commissione Consiliare Ambiente e Territorio, riunitasi martedì 3 marzo. Sindaco e tecnici hanno illustrato ai consiglieri presenti la relazione tecnica di controdeduzioni alle osservazioni pervenute in merito alla realizzazione della struttura ospedaliera e la conseguente autorizzazione alla stipula dell’Accordo Operativo volto all’apposizione di vincolo espropriativo e dichiarazione di pubblica utilità indispensabili per procedere con gli espropri e dare poi il via ai lavori.

Le revisioni introdotte sono piccole variazioni di dettaglio che di fatto non modificano in modo sostanziale le caratteristiche generali della proposta di Accordo né i criteri originari che la connotano, rientrando esclusivamente nella sfera dei rapporti e delle competenze tra Comune e Ausl.

Il Comune di Carpi, a seguito dell’approvazione dell’Accordo Operativo da parte del Consiglio Comunale nella seduta del 12 marzo (a cui si chiederà anche l’immediata eseguibilità al fine di poter dare avvio nel più breve tempo possibile alle procedure espropriative), assumerà la funzione di autorità espropriante, curando tutti gli adempimenti necessari per una corretta conduzione dei relativi procedimenti, procedendo quindi ad assegnare le aree ai rispettivi beneficiari, ovvero Ausl, Comune e Consorzio della Bonifica Emilia Centrale. Nella prima fase, gli espropri vedranno l’azienda sanitaria come beneficiaria dell’intero macro-lotto, fatta eccezione per le aree su cui insisterà la viabilità di accesso su tangenziale Bruno Losi, via Guastalla e la nuova Bretella di competenza del Comune.

La viabilità resta certamente un nervo scoperto dal momento che dovrà essere rimodulata per garantire un rapido accesso alla nuova struttura da parte di mezzi di soccorso, operatori sanitari e pazienti.

Tra le criticità emerse vi è anche la dotazione di parcheggi che, rispetto ai circa 500 a servizio dell’attuale Ramazzini, saliranno a 730 con una futura possibilità di ampliamento. Saranno sufficienti?

Il perimetro interessato dall’intervento del nuovo ospedale ricomprende ampie superfici (circa 175mila mq) oggi destinate a coltivazioni agricole che dovranno essere espropriate: 43 le proprietà interessate, inclusi Stato e Comune per le parti demaniali. Per assumere la titolarità di tali aree sono state calcolate le indennità di esproprio per un valore pari a poco più di 2 milioni di euro a carico di “Comune e Ausl in funzione delle aree di rispettiva competenza”. Una fase molto delicata, quella degli espropri, materia assai spinosa anche in considerazione dei precedenti cittadini (vedi alla voce Parco della Cappuccina e via dell’Agricoltura): “l’obiettivo – ha dichiarato il sindaco Riccardo Righi – è quello di acquisire le aree entro 30 mesi a partire da gennaio di quest’anno, possibilmente prima”.

Per quanto riguarda la copertura economica del polo ospedaliero, Stato e Regione mettono a disposizione 57 milioni di euro, (poco più di 54 lo stato e quasi 3 milioni la Regione Emilia-Romagna). Al netto delle “spese tecniche passate e future dell’Azienda Usl, unitamente a quelle relative agli espropri” stimabili in 27 milioni di euro, la somma disponibile per il contributo a fondo perduto scende però a 30 milioni di euro. “Le restanti somme necessarie alla realizzazione dell’opera saranno oggetto di finanziamento privato attivato nell’ambito del contratto di partenariato pubblico/privato mentre quelle legate alle dotazioni biomedicali, informatiche/informative e agli arredi saranno inserite nell’ambito di un accordo di programma da sottoscrivere in tempo utile per il collaudo e l’attivazione del nuovo polo”. E a proposito di partner, mentre la burocrazia procede, il 10 marzo scade il termine per la presentazione delle domande da parte di soggetti privati disposti a integrare i 57 milioni (ma sarebbe più appropriato dire 30) in cambio di un canone di disponibilità e della gestione di alcuni servizi.  A breve scopriremo come la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha dichiarato illegittimo il diritto di prelazione del promotore, uno dei cardini del project financing italiano, impatterà su un’operazione, quella del nuovo ospedale, che si regge proprio sul partenariato pubblico-privato.

Jessica Bianchi

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