I lavoratori della Goldoni chiedono risposte, “impossibile vivere in questa incertezza”

“Io e mio marito lavoriamo entrambi qui e stiamo ancora aspettando i nostri stipendi… come si fa ad andare avanti? E’ fondamentale sapere se ci sarà continuità o se non c’è più nulla da salvare, solo così potremo prendere delle decisioni, modificare le nostre scelte, personali e familiari, e darci un futuro”.

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Sciopero di due ore questa mattina, lunedì 23 febbraio, con presidio davanti ai cancelli della Goldoni contro la mancanza di risposte e di informazioni, che si protrae da mesi, sullo stato di avanzamento della trattativa per il subentro del Gruppo turco nello stabilimento di Migliarina, dal momento che la proprietà, l’azienda belga Keestrack, ha dichiarato di non avere più la capacità economica per sostenere l’attività produttiva.

Una situazione, quella vissuta da circa un centinaio di lavoratori, diventata pressoché insostenibile: “è da settembre – spiega il delegato Rsu, Davide Giardiello – che l’azienda non ci dà risposte. Continuano a rimandare, settimana dopo settimana, senza mai convocarci. Noi siamo 97, 98 lavoratori e abbiamo il diritto di sapere quali sono le intenzioni della proprietà. Tra noi ci sono persone che hanno compiuto enormi sacrifici per questa nuova Goldoni Keestrack e a loro si deve il massimo rispetto. Da ciò che è emerso per vie non ufficiali abbiamo saputo che, anche questa volta, molti perderanno il proprio posto di lavoro e noi oggi chiediamo qual è lo stato della trattativa. Un’operazione che, a settembre, ci era stato detto si sarebbe conclusa in pochi giorni”.

Dal mese di novembre, aggiunge un altro lavoratore, “siamo a casa a zero ore. Nello stabilimento vengono soltanto dieci, quindici persone, tra ricambi e uffici, per qualche giorno a settimana. Noi non sappiamo cosa fare, non sappiamo che strada prendere. Ci sono lavoratori che hanno dai 40 ai 60 anni, gente che qui ci lavora da venti, trent’anni… che tra questi muri ha trascorso la sua gioventù e ora si trova costretta a ricominciare tutto daccapo. Non va bene giocare con la dignità delle persone”.

Negli ultimi dieci anni, gli fa eco un collega, “è la terza volta che viviamo una situazione di tortale incertezza. Non è facile”.

In tanti sono a casa in attesa di certezze che non arrivano, aggiunge un altro lavoratore: “c’è o non c’è sul tavolo un’offerta? La Keestrack tre anni fa ha preso questa azienda a prezzo di saldo, che si accontenti dell’offerta ricevuta, che dia una possibilità di futuro a questo stabilimento e ai suoi lavoratori, perché se lo meritano. Al contrario se non è più possibile andare avanti, ditelo affinché la gente si possa organizzare. Non si può vivere in questa incertezza. Ci sono alcuni che a causa di vari disguidi non hanno ancora iniziato a percepire la cassa integrazione, altri che devono incassare novembre e dicembre perchè dal momento che l’azienda non la anticipa si devono attendere i tempi dell’Inps. Noi comprendiamo le difficoltà che sta attraversando il settore però abbiamo il diritto di sapere quale sarà il futuro”.

“Ci hanno raccontato di avere tanti programmi, un piano industriale forte e invece… non c’è nulla di concreto. Gli avevamo creduto, ma adesso basta, chi ha famiglia e ha bisogno dello stipendio fa fatica a tirare avanti in queste condizioni. Non si sta bene” spiega un’altra lavoratrice.

In Goldoni Keestrack lavorano varie coppie e nel loro caso, le difficoltà raddoppiano: “io sono occupata qui dal 2022 ed ero contenta, perché pensavo di aver trovato un posto con delle prospettive. Purtroppo la realtà è un’altra. Per me che sono lontana dalla pensione ma non sono nemmeno più giovanissima è diventato difficile programmare qualsiasi cosa. Io e mio marito lavoriamo entrambi qui e stiamo ancora aspettando i nostri stipendi… come si fa ad andare avanti? E’ fondamentale sapere se ci sarà continuità o se non c’è più nulla da salvare, solo così potremo prendere delle decisioni, modificare le nostre scelte, personali e familiari, e darci un futuro”.

Jessica Bianchi

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