Il progetto per il nuovo ospedale a Carpi potrebbe trovare un ostacolo nella decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea dello scorso 5 febbraio. Il verdetto dei giudici europei ha infatti dichiarato illegittimo il diritto di prelazione del promotore, uno dei cardini del project financing italiano su cui si regge l’operazione per la realizzazione del nuovo ospedale secondo le modalità del partenariato pubblico-privato. Il 10 marzo scade il termine per la presentazione delle domande da parte di soggetti privati disposti a integrare i 57 milioni di fondi nazionali e regionali in cambio di un canone di disponibilità e della gestione di alcuni servizi.
Secondo il diritto di prelazione, al soggetto che presentava inizialmente il progetto era consentito di adeguare la propria offerta a quella del vincitore della gara, mantenendo così una sorta di “corsia preferenziale” rispetto agli altri concorrenti. In caso di mancato esercizio della prelazione, il promotore aveva comunque diritto al rimborso delle spese sostenute. I giudici europei hanno stabilito che questo meccanismo viola il principio di parità di trattamento nelle procedure di affidamento dei contratti di concessione.
La decisione della Corte UE mette a rischio l’intera operazione del nuovo ospedale di cui si parla da vent’anni.
Ripensare l’intero sistema del project financing italiano richiederà tempi lunghi e, nell’attesa, diventa urgente trovare le risorse necessarie per ammodernare e mettere in sicurezza l’attuale ospedale Ramazzini, che continua a servire il territorio
























