Controllo dei nei dal medico di famiglia, è una buona idea?

Sul fronte dermatologico è in arrivo una novità, come è stato anticipato anche in occasione dell’assemblea Un patto per la sanità pubblica tenutasi a Mirandola nei giorni scorsi, la direzione generale dell’azienda sanitaria di Modena ha infatti intenzione di dare il via a una sperimentazione con i medici di famiglia dotandoli della strumentazione necessaria per realizzare una prima analisi dei nei e, in caso di macchie sospette, indirizzare poi il proprio assistito a uno specialista.

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l mantra dell’Ausl di Modena per ridurre le liste d’attesa? Appropriatezza prescrittiva. Un risultato che può essere raggiunto monitorando e valutando il lavoro dei medici di Medicina generale a cui è stato espressamente chiesto di “rispettare dei criteri di adeguatezza” onde evitare prescrizioni ritenute inutili e pertanto non necessarie, aumentando di conseguenza la disponibilità nei confronti di chi ne ha un reale bisogno.

“L’obiettivo non è indurre i medici a fare meno, ma meglio: è un criterio etico, non economico o numerico”, hanno dichiarato i direttori generali di Azienda Ospedaliera universitaria e Ausl di Modena in sede di Conferenza territoriale socio sanitaria, Luca Baldino e Mattia Altini.

Sono stati introdotti incentivi etici e formativi per chi rispetta i criteri regionali per le prescrizioni e il focus iniziale è posto su 12 prestazioni specialistiche considerate “critiche” per variabilità e impatto sulle liste d’attesa. Qualche esempio? Le visite dermatologiche e oculistiche, Tac e risonanze magnetiche, gastroscopie e colonscopie giusto per citarne alcune.

E proprio sul fronte dermatologico è in arrivo una novità, come è stato anticipato anche in occasione dell’assemblea Un patto per la sanità pubblica tenutasi a Mirandola nei giorni scorsi: la direzione generale dell’azienda sanitaria di Modena ha infatti intenzione di dare il via a una sperimentazione con i medici di famiglia dotandoli della strumentazione necessaria per realizzare una prima analisi dei nei e, in caso di macchie sospette, indirizzare poi il proprio assistito a uno specialista.

Una sorta di pre selezione volta a ridurre la richiesta di visite dermatologiche ma che potrà centrare l’obiettivo solo attraverso una formazione specifica onde evitare che un occhio non avvezzo alla materia non sia in grado di riconoscere un neo pericoloso.

Il rischio comunque è che, per il principio di precauzione o per eccesso di zelo, finisca dallo specialista anche chi non ne ha bisogno. E allora saremmo nuovamente punto e a capo.

Jessica Bianchi

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