Medici di base presenti 12 ore al giorno, cinque giorni su sette, sarà possibile?

Parola d’ordine Aft - Aggregazioni Funzionali Territoriali, ovvero équipe di medici che lavoreranno insieme a infermieri e specialisti. E’ questo il pilastro del nuovo accordo per la medicina generale, siglato tra Regione e sindacati Fimmg, Cisl e Fmt. Medici di base presenti, dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, che avranno sede privilegiata nelle Case della Comunità ma non solo, con l’obiettivo di fornire una maggiore continuità dell'assistenza. Un accordo che di fatto trasforma anche il ruolo dei Cau, i centri di assistenza e urgenza. E quello presso l’Ospedale Ramazzini di Carpi è salvo? È ancora presto per dirlo.

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Parola d’ordine Aft – Aggregazioni Funzionali Territoriali, ovvero équipe di medici che lavoreranno insieme a infermieri e specialisti. E’ questo il pilastro del nuovo accordo integrativo per la medicina generale, siglato tra la Regione Emilia-Romagna e i sindacati Fimmg, Cisl e Fmt.

Medici di base presenti 12 ore al giorno, dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, che avranno sede privilegiata nelle Case della Comunità ma non solo, con l’obiettivo di fornire una maggiore continuità dell’assistenza.

Con le Aft, ha sottolineato l’assessore regionale alla sanità Massimo Fabi, “il medico di medicina generale rimane una figura centrale, scelta dal cittadino”: con questo accordo ne viene potenziato “il ruolo clinico, liberandolo dal carico burocratico affinché possa dedicarsi alla presa in carico della persona”.

Un accordo che di fatto trasforma anche il ruolo dei Cau, i centri di assistenza e urgenza. E dunque cosa cambierà? Quelli attivi presso le Case della comunità o presso altre strutture territoriali diventano di fatto ambulatori di Aft della medicina generale mantenendo il medesimo assetto organizzativo e di tecnologie degli attuali Cau e assicurando una risposta per le prestazioni urgenti non differibili; conserveranno invece il nome di Cau quelli collocati presso i Dipartimenti di emergenza-urgenza, e continueranno a offrire gli stessi standard assistenziali.

Dunque il Cau operativo presso l’Ospedale Ramazzini di Carpi è salvo? È ancora presto per dirlo dal momento che sta alle singole aziende sanitarie, pur recependo le linee dettate dalla Regione, valutare ciascun caso.

Il baricentro del modello organizzativo presentato dal presidente Michele de Pascale si sposta “dall’erogazione di prestazioni alla gestione di percorsi clinici strutturati. In particolare, la riorganizzazione poggia su tre cardini: presa in carico della cronicità, appropriatezza prescrittiva e digitalizzazione. Viene implementato il Piano nazionale della cronicità attraverso la definizione di Piani di cura, con un approccio proattivo basato sull’analisi dei bisogni della popolazione. Per quanto riguarda l’appropriatezza prescrittiva, viene istituito un fondo specifico per incentivare l’uso di protocolli con indicazioni cliniche esplicite integrate nelle cartelle cliniche definite a livello regionale. L’obiettivo è supportare il medico nella scelta delle prestazioni specialistiche e diagnostiche, riducendo le prescrizioni inappropriate e incrementando l’efficienza e l’efficacia complessiva del sistema”.

A fronte della grave carenza di medici di Medicina generale resta un grande punto interrogativo: ce ne saranno abbastanza per rendere le Aggregazioni Funzionali Territoriali (che tanto ci ricordano le vecchie Medicine di Gruppo) pienamente funzionanti?

J.B.

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