Ghirigori – Ceramiche in campagna, la slow art di Alessia Gandolfi

Alessia Gandolfi, 29 anni, brand manager in un'azienda farmaceutica, si divide tra Rio Saliceto e Milano e ha da poco dato vita a un progetto di creazione di manufatti in ceramica per trovare un equilibrio tra la sua natura metodica e la sua esigenza di creatività e tempi lenti.

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Ph - Arianna Barbolini, in arte Dustframes

In Alessia Gandolfi, classe 1996, laureata in Economia e specializzata in Marketing Management, convivono due mondi che corrispondono a due luoghi fisici ben distinti: controllo e precisione da un lato che porta avanti con il suo lavoro di brand manager a Milano, e intraprendenza e creatività dall’altro che custodisce tramite l’artigianato nella casa di famiglia a Rio Saliceto.

Il progetto Ghirigori – Ceramiche in campagna è nato un po’ all’improvviso come ha raccontato: “La ceramica nasce come spazio di equilibrio tra il mio approccio analitico verso il mondo che manifesto con il mio lavoro in azienda e la mia esigenza di istintività. Le ceramiche di Ghirigori prendono forma nel mio laboratorio in campagna, un contesto semplice e autentico dove lavoro senza fretta, lasciandomi guidare dalle mani. Da bambina chiamavo ghirigori tutto ciò che per me era espressione artistica. Non un segno perfetto o lineare, ma un movimento spontaneo, libero, a volte irregolare fatto con amore. Oggi quel significato è rimasto intatto ed è diventato il cuore del mio progetto: ceramiche che raccontano l’imperfezione come valore e il fatto a mano come atto sincero”.

Quando è nata la tua passione per la ceramica e come hai imparato a lavorarla?

“È stato un po’ un colpo di fulmine inaspettato. Sono sempre stata poco portata per i lavori manuali finché un giorno, quasi per caso, sono entrata in un laboratorio di ceramica e mi sono innamorata dell’idea, senza sapere davvero cosa ci fosse dietro. Dopo alcuni indugi ho deciso di seguire l’istinto e mi sono iscritta a un corso serale di ceramica a Modena, che ha trasformato quell’idea in realtà. Da lì è iniziata una storia d’amore fatta di alti e bassi, che pian piano sta trovando la sua stabilità e continua a insegnarmi pazienza, ascolto e fiducia. Con la ceramica mi sento libera di mettermi in gioco e di sbagliare”.

Cosa ti piace realizzare, con quali strumenti?

“Le mie ceramiche nascono per essere usate nella quotidianità: tazze, oggetti per la cucina, vasi, ma anche ciondoli e portafoto. Mi piace l’idea che possano accogliere qualcosa: un fiore, un momento speciale, una storia. Non sono mai solo ornamentali, ma oggetti che hanno una funzione, anche emotiva.

Non modello al tornio, ma lavoro manualmente, usando strumenti tipici della decorazione della ceramica. Giorno dopo giorno, sto cercando di arricchire la mia cassetta degli attrezzi con strumenti più raffinati, per poter creare decorazioni sempre più complesse”.

Quanto tempo impieghi per realizzare un oggetto e dove trovi l’ispirazione?

“Un oggetto può richiedere giorni, a volte settimane, perché ogni fase ha bisogno del suo tempo: dalla modellazione all’asciugatura, dalla prima cottura alla smaltatura, fino alla cottura finale. È un processo lento che spesso ti sorprende soprattutto per i colori ottenuti. L’ispirazione la trovo ogni giorno guardandomi intorno: a volte parto da oggetti che ho in casa o che incontro durante la mia vita quotidiana, ma poi li rielaboro, aggiungendo un dettaglio che mi piace, un mio tocco”.

A chi sono destinate le tue creazioni?

“Sono destinate a persone che cercano qualcosa di autentico e di diverso: ogni pezzo è personale, personalizzabile e sempre diverso dagli altri. Mi piace molto realizzare creazioni per regalarle ai miei affetti. È un dono che porta con sé un significato speciale perché fatto con cura e pensato proprio per chi lo riceve”.

Progetti a breve termine e sogni per il futuro?

“Vorrei partecipare a un primo market per incontrare le persone dal vivo e far toccare con mano i miei pezzi. A breve inizierò un corso di smaltatura a Faenza, la città della ceramica: un investimento per dare basi più solide a un percorso nato in modo spontaneo e guidato soprattutto dall’istinto.  Per il futuro sogno un laboratorio più ampio, con un forno tutto mio, uno spazio che cresca insieme a me e che, magari, possa essere aperto anche agli altri. Come insegna la ceramica, serve tempo: un passo alla volta, fidandosi del processo e lasciando che le cose prendano forma quando è il momento giusto”.

Chiara Sorrentino

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