Stupratore seriale in carcere, è accusato di almeno altre due violenze sessuali nel modenese

E’ uno stupratore seriale il 20enne arrestato a ottobre. Già in carcere per l’aggressione a una donna il 19 agosto scorso lungo il percorso Natura a San Damaso è ora accusato di altri due tentativi di violenza sessuale avvenuti nei mesi precedenti tra Modena e Castelfranco Emilia.

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Mario Paternoster

E’ uno stupratore seriale il 20enne arrestato a ottobre. Già in carcere per l’aggressione a una donna il 19 agosto scorso lungo il percorso Natura a San Damaso è ora accusato di altri due tentativi di violenza sessuale avvenuti nei mesi precedenti tra Modena e Castelfranco Emilia. Avrebbe agito più volte, sempre nello stesso modo e prendendo di mira donne sole, in luoghi appartati. Nella giornata di ieri la Polizia di Stato di Modena ha eseguito una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti. I fatti contestati risalgono al 12 febbraio 2025 a Castelfranco Emilia e al 23 maggio 2025, ancora una volta nell’area dei laghetti di Sant’Anna. Le vittime sono due donne di 55 e 60 anni.

Mario Paternoster, dirigente della squadra mobile della Polizia di Modena

“Questa persona – spiega il dirigente della squadra mobile della polizia di Modena Mario Paternoster era totalmente sconosciuta alle nostre banche dati.  Nato in Marocco e cresciuto in Italia, non aveva alcun precedente. E’ stato pertanto difficilissimo riuscire a identificarlo, siamo risaliti a lui grazie ai pochissimi dettagli che la donna aggredita ad agosto aha fornito a un disegnatore della Polizia scientifica che ha poi realizzato un identikit. Con quel volto a disposizione, durante le attività di osservazione e pedinamento ai Laghetti di Sant’Anna, siamo riusciti a individuare l’uomo. Il ventenne, uno sportivo, si spostava in bicicletta e non aveva mai destato alcun tipo di sospetto. Il suo target è verosimilmente sempre lo stesso così come il suo modus operandi: “due aggressioni sono avvenute nello stesso punto, una sorta di riparo vegetativo, evidentemente scelto preventivamente. Nell’aggressione di maggio il giovane aveva minacciato la vittima con una pistola, poi rivelatasi giocattolo, mentre in agosto si era servito di un cordino. Elementi che ci fanno pensare che una volta individuata la vittima avesse già con sé il materiale necessario”.

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