Carpi, il tempo della maturità: tra calendario proibitivo, nodi di mercato e la sfida di restare squadra

Il momento del Carpi è uno di quelli che obbligano a guardare la realtà senza filtri, con lucidità e senso della misura. I biancorossi non vincono dallo scorso 30 novembre, quando espugnarono il campo del Pontedera, e da allora il percorso si è fatto irto di ostacoli, risultati amari e interrogativi inevitabili.

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Zagnoni

Il momento del Carpi è uno di quelli che obbligano a guardare la realtà senza filtri, con lucidità e senso della misura. I biancorossi non vincono dallo scorso 30 novembre, quando espugnarono il campo del Pontedera, e da allora il percorso si è fatto irto di ostacoli, risultati amari e interrogativi inevitabili. L’ultima tappa, la sconfitta sul campo del Campobasso, è stata lo specchio fedele di questo periodo: un ko meritato, arrivato sotto i colpi dell’ex Alfredo Bifulco, autore di una doppietta che ha punito un Carpi generoso ma poco incisivo nei momenti chiave.

La squadra di mister Stefano Cassani si trova nel fulcro di un blocco di partite dall’altissimo coefficiente di difficoltà, un vero e proprio “tour de force” che sta mettendo a dura prova un gruppo giovane, costruito per crescere e che nel girone d’andata aveva saputo sorprendere tutti con una straordinaria raccolta di punti. Proprio quella prima parte di stagione resta oggi un “tesoretto” prezioso al quale aggrapparsi per attraversare questa fase senza scivolare in una situazione complessa di classifica, ma sarebbe un errore non cogliere i segnali che il campo sta restituendo.

Il Carpi, in questo periodo, sta palesando una certa fatica a reggere l’urto di avversari più strutturati, soffre la continuità e paga inevitabili cali di energia e concentrazione. Nulla di anomalo per una squadra così giovane, ma il rischio è che la difficoltà del calendario amplifichi limiti che finora erano rimasti in secondo piano. In questo contesto, non aiuta la “questione” Cortesi, una situazione delicata che rischia di diventare un fattore destabilizzante. Il centrocampista, e forse non solo lui, sembra avere ormai la testa altrove: segnali che il club non può ignorare, ma che vanno gestiti con fermezza e chiarezza.

Il Carpi deve iniziare a immaginare e programmare un futuro senza il suo Capitano, dando al tempo stesso un segnale forte allo spogliatoio e all’ambiente: si cede solo alle condizioni desiderate, senza svendere né subire pressioni. Una dinamica che richiama alla memoria quanto accadde due stagioni fa con Francesco D’Orsi, una situazione apparentemente simile dalla quale l’intero ambiente seppe uscire rafforzato, trovando compattezza e slancio fino alla vittoria del campionato. Oggi serve la stessa lucidità. Il Carpi è chiamato a resistere, a proteggere il lavoro fatto e a trasformare questo passaggio a vuoto in un’occasione di crescita. Le risposte devono arrivare dal campo, ma anche dalla società, perché solo attraverso scelte coerenti e una visione chiara il presente potrà tornare a essere il preludio di un futuro ambizioso.

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