Aimag, ‘ora i Sindaci riprendano il timone’

Il merito della mozione di Carpi Civica, sebbene sia stata discussa a distanza di novanta giorni dalla sua presentazione, è stato quello di riportare all’attenzione dei cittadini il confronto sul futuro di Aimag. È il terzo punto, quello sul Cda, a dividere il Consiglio comunale.

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Il merito della mozione di Carpi Civica, sebbene sia stata discussa a distanza di novanta giorni dalla sua presentazione, è stato quello di riportare all’attenzione dei cittadini il confronto sul futuro di Aimag, rimasto sottotraccia da quando, nel settembre scorso, la Corte dei Conti ha pubblicato il parere contrario all’operazione disegnata dal Consiglio di Amministrazione di Aimag e di Hera, con il benestare della maggior parte dei Sindaci soci di Aimag e approvata nei Consigli comunali dalle rispettive maggioranze.

Tutto da rifare perché, anche sulla base del Tusp, Testo Unico in Materia di Società a partecipazione pubblica, una società a maggioranza pubblica deve essere a controllo pubblico e mantenere una gestione pubblica.

Nel Consiglio comunale di giovedì 15 gennaio si registrano, come note a margine, l’assenza “strategica” di Giorgio Verrini (Carpi a colori) e la scelta di Mauro D’Orazi (PD) di non seguire il suo gruppo fuori dall’aula per definire l’emendamento. La narrazione del Sindaco Riccardo Righi, resta sempre la stessa: “Aimag ha le spalle troppo piccole per competere sul mercato e quando ci sarà la gara per la concessione del servizio idrico la perderemo. Lasciare Aimag così com’è significa perderne un pezzo alla volta fino a trovarci in mano una società molto diversa da quella che abbiamo conosciuto”. L’unica novità è relativa al patto di sindacato, “stiamo lavorando a un patto che tenga conto della prossima uscita dei comuni soci del mantovano dopo che hanno dismesso il servizio idrico integrato per conferirlo nel mantovano”.

Monica Medici, consigliera di Carpi Civica, presentando la mozione esorta il Sindaco di Carpi e la Giunta a porre in essere gli strumenti di controllo e gestione della società per assicurare il perseguimento del fine pubblico e di cura delle comunità amministrate. In primis, la mozione esorta a ricostituire il patto di sindacato per il controllo congiunto entro l’approvazione del bilancio d’esercizio. Al 30 aprile saranno 3 anni senza patto di sindacato alla guida dell’azienda.

Al punto due, accogliendo un emendamento di Fratelli d’Italia, la mozione chiede che si individui un advisor che non sia espressione del socio privato Hera e che studi le alternative all’accordo tra Aimag e Hera, oggetto del parere negativo da parte della Corte dei Conti. E fin qui pare che si possano mettere tutti d’accordo.

È il terzo punto, quello sul Cda, a dividere il Consiglio comunale. La mozione esorta a nominare, alla scadenza naturale dell’attuale, un nuovo Consiglio di Amministrazione, che sia interamente espressione dei soci pubblici di maggioranza nel rispetto dei singoli territori e che sia interprete e promotore degli indirizzi strategici individuati dal nuovo patto di sindacato. È di questo terzo punto che il Partito Democratico chiede l’eliminazione attribuendo al patto di sindacato la decisione e la nomina del Consiglio di Amministrazione. L’emendamento del PD viene rigettato dalla Medici che precisa: “ciò che è scritto nel punto tre è quello che prevede la legge”.

Che cosa c’è in ballo lo si scopre nel corso della discussione.

Carpi Civica e l’intero schieramento di centrodestra ribadiscono che è un dovere esercitare un’influenza dominante, “non possiamo essere a traino di altri. È la parte pubblica che traina, che decide, che sceglie. Amministrare una società è un grande impegno ma bisogna assumerlo, altrimenti ci si dimette. La nomina di un nuovo Cda interamente a componente pubblica è fondamentale per poter partecipare alle gare a doppio oggetto per l’affidamento dei servizi” dichiara la Medici.

Annalisa Arletti (Fratelli d’Italia) sottolinea il passaggio del Tusp che richiama al dovere di avere una posizione di equidistanza rispetto agli interessi coinvolti. “Occorre individuare – afferma – tutte le alternative ma non possono essere valutate dall’attuale Consiglio di Amministrazione, fautore di un percorso che ha avuto una battuta d’arresto determinante con conseguenze anche dal punto di vista politico”.

Per Giulio Bonzanini (Lega) “la richiesta di eliminare il punto tre dà l’idea di quelli che saranno gli scenari di un futuro abbastanza prossimo. Non intendete affrontare la complessità”.

In chiusura del dibattito, lo scenario si palesa quando Paola Borsari (PD) dichiara che “ad Atersir non interessa se il Consiglio di Amministrazione ha o meno un soggetto non pubblico all’interno, ma che la componente privata non incida nelle decisioni”.

Al momento del voto la maggioranza ha respinto la mozione che ha avuto il voto favorevole di Carpi Civica, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

Sara Gelli

 

 

 

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