“Al lupo, al lupo”… la psicosi non cessa. Il lupo par essere diventato il nuovo nemico numero uno per allevatori, agricoltori e non solo. Questi animali selvatici si stanno avvicinando sempre più alle città e Carpi non fa eccezione ma, chiarisce Piero Milani, responsabile del Centro Fauna Il Pettirosso di Modena, “non c’è alcun allarme e la sicurezza delle persone non è in alcun modo compromessa. I lupi hanno paura dell’uomo e gli stanno lontano. I rari casi in cui questi animali vengono immortalati da vicino, eccezion fatta per le fototrappole, è da dentro auto o trattori, mezzi che loro non associano agli esseri umani”.
Milani, come mai i lupi si avvicinano ai centri abitati?
“Perché hanno la cena servita su un piatto d’argento. Nelle nostre città ci sono rifiuti ovunque e la raccolta differenziata per come è stata ideata non aiuta. Gli animali sono opportunisti: gli avanzi gettati nell’organico o l’odore della carne che permea gli involucri di plastica li attirano. Sanno che avranno un pasto gratis. Questo vale per i lupi, per i cinghiali o per certi uccelli, dalle gazze ai gabbiani. Nessuno si assume le proprie responsabilità, è molto più semplice dare la colpa alla fauna selvatica anziché riconoscere che abbiamo distrutto la maggior parte degli habitat naturali”.

Allarme o allarmismo quindi?
“Di certo è allarmismo. I lupi non aumentano da un giorno all’altro, spesso nel corso di una sola notte sono capaci di percorrere oltre 40 chilometri. Un esemplare avvistato a Carpi sarà lo stesso visto poco dopo a Soliera e così via… è lo stesso animale che si sposta”.
Cosa fare qualora se ne dovesse avvistare uno?
“Ammirarlo. Lui resterà lontano centinaia di metri e non costituirà alcun pericolo dal momento che l’uomo è percepito come un nemico. Il problema si potrebbe porre qualora, avvicinandosi alle case per curiosare tra i rifiuti, si imbattessero in gatti o cani ma ricordo che la normative vietano di tenere cani alla catena o liberi anche nelle aree private non recintate”.
Quali accorgimenti possono adottare allevatori o agricoltori onde evitare di incorrere in problemi?
“Di certo sarebbe necessario evitare pratiche ancora comuni come, ad esempio, gettare le placenta sulla letamaie, di cui i predatori, come lupi o volpi, sentono l’odore a chilometri di distanza. Realizzare recinzioni solide, elettrificate (vi sono tecnici regionali a disposizione degli allevatori per dare tutte le informazioni di cui necessitano) e mantenute in perfetta efficienza costituisce un ottimo strumento di difesa da eventuali predazioni. Ricordo infine – conclude Piero Milani – che vi sono sistemi di indennizzo per gli allevatori che subiscono perdite dovute all’attacco di animali selvatici. Il lupo, specie protetta non dimentichiamolo, è uno straordinario regolatore di biodiversità, ad oggi è sostanzialmente l’unico predatore delle nutrie e non è un nostro nemico. Non facciamo inutili e controproducenti allarmismi e non pensiamo nemmeno sia stato reintrodotto, i lupi che vediamo vicini ai centri abitati sono perlopiù maschi in dispersione alla ricerca di territorio”.
Chi volesse ricevere maggiori informazioni può rivolgersi al Pettirosso chiamando il numero 339 8183676.
Jessica Bianchi
























