Saranno le pagine de Ma domani farà giorno, della scrittrice, partigiana, politica e deportata Teresa Noce, a costituire il terzo appuntamento della rassegna Al Museo con i Classici, domenica 11 gennaio, alle 17, presso il Museo Monumento al Deportato di Carpi (ingresso gratuito e iscrizione non obbligatoria ma fortemente consigliata al link: https://bit.ly/3LgnQIo).
Letto e raccontato da Simone Maretti, il libro di Teresa Noce – e più in generale la sua scrittura – possiedono una qualità rara: non hanno necessità di dimostrare su un piano teorico o teoretico la validità di certi ideali universali, giacché li incarnano. Assistiamo alle vicende narrate nel romanzo e realizziamo come l’idea che ha dato origine al comunismo (cui il comunismo – inteso come sistema politico e di governo – non è mai riuscito a fornire concretezza) sia stata grande e profondamente umana. Come nessun totalitarismo e nessuna barbarie arbitraria possano e debbano far dimenticare agli uomini il legittimo diritto a rivendicare per sé libertà fisica, di pensiero ed espressione. Come la donna sia in grado – assai più di quanto possa fare un uomo – di organizzare, resistere, trovare risorse per garantire la sopravvivenza propria e di chi le sta intorno: e per questo – poiché già questo è sufficiente – abbia saputo meritare e meriti ruoli di responsabilità e di coordinamento a ogni livello della società.
Non è un caso che l’autrice di Ma domani farà giorno – costretta a lasciare prestissimo gli studi, e formatasi in seguito come autodidatta – sia stata un luminoso esempio di concretezza, capacità di trasformare gli ideali in pratiche di vita: sindacalista, fondatrice del Partito Comunista Italiano, partigiana, membro femminile della Costituente, giornalista e scrittrice, promotrice dei diritti delle donne.
























