Riunioni quasi famigliari in tre film quasi natalizi

In questo periodo festivo tradizionalmente molto fruttuoso per le produzioni cinematografiche, arrivano in sala tre film molto diversi tra loro, ma ugualmente interessanti e soprattutto piacevoli.

0
547

In questo periodo festivo tradizionalmente molto fruttuoso per le produzioni cinematografiche, arrivano in sala tre film molto diversi tra loro, ma ugualmente interessanti e soprattutto piacevoli. Dei primi due ne ho già scritto nei resoconti dalla Mostra di Venezia, ma vale la pena rinfrescare la memoria e richiamarne l’attenzione. Il leone d’Oro Father mother sister brother di Jim Jarmusch rispolvera una struttura ad episodi molto in voga alcuni decenni fa. Assistiamo quindi a tre incontri famigliari precisi ed attenti nel descrivere dinamiche personali non facili, soggette ad incomprensioni, dolorose a ben vedere, ma raccontate da una distanza sufficiente a colorarle di misuratissima ironia. La sottile comicità traspare da inquadrature insistite su primi piani falsamente sorridenti, da ambientazioni borghesi o poveramente periferiche, da dialoghi da ascoltare cercando una verità mimetizzata tra le righe. C’è un velo di ipocrisia nell’aria di tutti e tre i piccoli racconti. Ma c’è anche tanta realtà denunciata con chiarezza. Nel primo episodio interpretato da Adam Driver, Mayim Bialik e Tom Waits, un padre che vive un po’ fuori mano riceve la visita “caritatevole” dei due figli. Il finale a sorpresa svela una realtà imprevista. Nel secondo Cate Blanchett e Vicky Krieps sono due sorelle che vanno a trovare la madre, una fredda Charlotte Rampling. Davanti a un té con biscottini si celebra un rito annuale e si consuma un rapporto famigliare governato dall’apparenza. L’affettività abita altrove. Nell’ultimo episodio Indya Moore e Luka Sabbat sono fratelli gemelli, vanno d’amore e d’accordo e il rispetto è la cifra del loro legame. Hanno perso i genitori in un incidente e si ritrovano nell’appartamento vuoto ma pieno di ricordi. E’ forse l’episodio più intenso, che chiude la trilogia con un po’ di speranza su rapporti umani caratterizzati da superficialità, egoismo o solitudine.

Potrebbe sembrare una scelta poco natalizia quella di distribuirli in questo momento consacrato al “siamo tutti più buoni”, invece a mio parere è una scelta forse polemicamente puntuale. Non è più tempo di cinepanettoni o commoventi commediole, il mondo è molto peggiorato, meglio guardare la realtà anche limitandosi ad esplorare gli universi domestici che di quel mondo sono i nuclei originari.

Il titolo che elenca le parentele senza nessuna virgola a separarle, esprime forse l’unità comunque esistente e forse la speranza di una riconferma.

L’altro titolo, annunciato per metà gennaio, ma già in programmazione mattutina in alcune sale, è uno dei miei preferiti della rassegna veneziana. Si tratta di La grazia di Polo Sorrentino. Capita a fagiolo anche perché proprio sotto Natale l’attuale presidente della Repubblica ha concesso la grazia a un condannato per lo stesso reato di cui si parla nel film. Ed è molto piacevole, anche divertente, seguire il cammino di un personaggio rigoroso, ma allo stesso tempo dubbioso sull’incerto confine dell’attesa e dell’indecisione. Toni Servillo offre una delle sue interpretazioni migliori indossando espressioni e posture di un conflitto interiore che lo condurrà comunque a decidere se e quale grazia concedere. Il film mette in scena con molta abilità il controverso rapporto-legame tra padre e figlia, entrambi giuristi, ma caratterizzati da visioni scarsamente coincidenti. Altri perfetti interpreti danno corpo a un circolo ristretto di amicizie e collaboratori che compongono lo spazio fisico e culturale in cui il presidente si muove con sofferta disinvoltura o stringente coinvolgimento. Un’opera quindi che può invitare ciascuno spettatore a interrogarsi su quale sia la cosa giusta da fare e quale grazia vada concessa, soprattutto a sé stessi.

Segnalo infine un’opera prima di una giovane regista italiana, Margherita Spampinato, nata a Palermo nel 1979, che ha lavorato come segretaria di edizione sui set di importanti registi italiani come Marco Bellocchio, Sergio Castellitto e Franco Battiato e ha frequentato uno stage presso le case di produzione S.P.A.C.E. Productions e Chance Productions di Parigi.

La storia che Gioia mia ci propone è naturalmente ambientata in Sicilia e ha per protagonista un bambino del nord, che in treno raggiunge l’isola perché temporaneamente i genitori non possono accudirlo e anche l’amata baby sitter lo ha abbandonato. Lo accoglie Gela, una anziana zia apparentemente poco affettuosa e che lo ospita in una casa abitata prevalentemente da signore della sua età. Lui si sente un po’ spaesato, lontano dalla sua vita “normale” e senza wi-fi: il telefonino è più isolato di lui.

In cortile altri bambini giocano ma l’approccio non è dei migliori. Poi però Nico, così si chiama, comincia a scoprire un mondo nuovo. La curiosità sconfigge l’apatia e l’infanzia vive importanti tappe di crescita, tra sfumature misteriose e simpatie mai provate. Tra un bagno al mare e un gioco a nascondino il racconto si snoda colorato di autenticità e la trama si fa sempre più avvincente. La regista sa cogliere e trasmettere con eccezionale sensibilità i sorrisi e i tormenti del suo giovane attore, Marco Fiore, davvero straordinario. Perfetta anche l’anziana zia, Aurora Quattrocchi, che dietro la sua austera facciata, conserva un passato difficile che rivendica con orgoglio e sofferenza. Sarà questo a stabilire il contatto col nipotino e a renderlo consapevole che proprio lontano dalle comodità e sicurezze del nord sta vivendo l’occasione fondamentale per riuscire vittorioso nello scontro tra modernità e passato, fede e ragione, lentezza e frenesia.

Alla proiezione a cui ho assistito è successa una cosa strana: ai titoli di coda non si è alzato nessuno. Tutti hanno aspettato la loro fine, sottolineata da un piacevole brano musicale. Quasi a non voler uscire non solo dalla sala, ma dalla storia di un bambino che si incammina verso l’adolescenza con qualcosa in più.

Ivan Andreoli

clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp