“Ci vorrebbe un cartello affisso in ogni luogo pubblico con la scritta a caratteri cubitali: salutare all’arrivo e alla partenza. È frustrante che la gente ormai abbia perso l’abitudine a salutare le persone e guardarle negli occhi. L’educazione è diventata una cosa rara”. È lo sfogo di una nostra lettrice, Francesca L., con l’intento di smuovere una riflessione generale. A tal proposito abbiamo interpellato una psicologa, psicoterapeuta e mediatrice familiare: la dottoressa Elisa Paterlini.
Dottoressa, da cosa dipende la difficoltà a relazionarsi e comunicare con gli altri? Un tempo luoghi sociali come palestre e piscine, ad esempio, erano occasioni per conoscersi e parlare. Perché le persone oggi sono sempre più restie anche solo a salutarsi?
“Oggi le persone sono diventate più incompetenti nella socializzazione. Se è vero che siamo esseri sociali e che viviamo di relazioni, è vero anche che oggigiorno le relazioni che decidiamo di coltivare e mantenere sono sempre meno. Si tende sempre più verso un individualismo che porta a concentrarsi su di sé dimenticando chi ci sta attorno. Nelle occasioni sociali ciò che frena spesso è la paura del giudizio altrui, di come si appare agli occhi degli altri. L’immagine di noi che diamo agli altri è fondamentale per mantenere l’autostima ad un livello adeguato (decente), e se con un semplice ‘ciao’ riceviamo indietro un’occhiataccia o peggio nessuna risposta, ecco che ci sentiremo inadeguati, e il senso di inadeguatezza è una delle emozioni più difficili da tollerare”.
Nella sua esperienza professionale trova riscontro di questa crescente incapacità, mancanza di volontà o diffidenza a interagire con gli altri?
“Sì, soprattutto i più giovani mostrano queste difficoltà. Al netto delle caratteristiche temperamentali, per cui una persona introversa farà sempre più fatica di un’estroversa, credo che l’isolamento dato dalla pandemia del 2020\2021 abbia condizionato molto i ragazzi, perché li ha privati dell’esperienza della socializzazione vis-à-vis che è fondamentale per lo sviluppo dell’identità. A causa delle restrizioni la socializzazione avveniva solo tramite uno schermo, e questo ha reso tutti noi più abili nell’esporci online e sempre più incompetenti dal vivo. Per un adolescente il confronto tra pari è determinante, avendolo avuto soprattutto tramite l’uso dei social e dei devices, si sentono più forti nell’approccio su Instagram o Tiktok piuttosto che in palestra o in discoteca”.
Cosa si sente di consigliare per far sì che l’interazione di persona torni ad essere la normalità e la priorità?
“Le abilità sociali si imparano, e soprattutto si allenano. È bene tenere conto del fatto che ognuno di noi ha caratteristiche individuali uniche che sono più adatte per alcuni contesti e non per altri, per cui è utile scegliere il contesto più adatto e provare a cimentarsi in quello, così da avere più probabilità di successo.
Come appariamo fa tanto: se mi mostro con un atteggiamento gentile e sorridente, avrò più probabilità che il mio saluto venga ricambiato, e che si possa avviare una conversazione. Se al contrario mi mostro impacciato e il mio linguaggio corporeo comunica una chiusura, allora sarà proprio quella che otterrò, mettendo in moto il circolo dell’evitamento. Per quanto riguarda la paura del giudizio, a un certo punto dovremo accettare che verremo sempre giudicati per qualcosa, nel bene e nel male, quindi tanto vale divertirsi”.
Chiara Sorrentino