Home Arte, Storia, Cultura, spettacolo e musica PRIVÈ, la rivoluzione dell’intrattenimento ibrido: “Abbattiamo i filtri dello schermo per ritrovare...

PRIVÈ, la rivoluzione dell’intrattenimento ibrido: “Abbattiamo i filtri dello schermo per ritrovare connessioni umane reali”

Cinque amici e professionisti di Carpi uniscono le forze per ridisegnare il rito del pre-serata tra la precisione dello streaming e il calore della piazza. Il 6 giugno l’atteso show-live sotto il Comune.

0
217

Nel panorama dell’intrattenimento sta emergendo un nuovo paradigma capace di fondere il calore del contatto umano con la precisione della tecnologia digitale. Si chiama PRIVÈ ed è un progetto visionario nato a Carpi dall’unione di cinque amici storici che, unendo le proprie competenze professionali, hanno deciso di scardinare le regole tradizionali della club culture per dimostrare che la tecnologia può essere un ponte e non un muro. Loro sono:  Michael Moccia, 34 anni – CEO di Obiettivo Esclusiva/Regista; Samuele Carpi, 33 anni – Responsabile commerciale/Speaker; Domenico Di Gioia, 35 anni – Tecnico specializzato/Speaker; Mattia Lamarca, 33 anni – Manager/DJ e Augusto Paredes, 35 anni – Tecnico specializzato/Aiuto Regia.

Qual è stata l’esigenza o la “scintilla” che vi ha spinto a creare PRIVÈ?

“La scintilla è nata dal desiderio di entrare in un momento molto preciso e quasi sacro: il rito del pre-serata. Spesso la club culture si concentra solo su quello che succede all’interno del locale, ma c’è un vuoto emotivo enorme in tutto ciò che viene prima e dopo. PRIVÈ nasce per colmare quel vuoto. Vogliamo essere un punto di riferimento per chi si prepara a casa e per chi non esce di frequente nella vita di tutti i giorni. PRIVÈ ti fa sentire parte di una community; ed è proprio con questo spirito che il 6 giugno saremo in piazza a fare il nostro spettacolo, proprio sotto al Comune di Carpi, per trasformare quel momento in un’esperienza di vera condivisione e vicinanza”.

Quali sono state le difficoltà più grandi nel far capire ai locali e agli addetti ai lavori questo nuovo concetto di “intrattenimento ibrido”?

“Le novità mettono sempre un po’ di timore. La difficoltà più grande è stata far capire che PRIVÈ non è la solita serata. Noi cerchiamo di creare un’atmosfera così coinvolgente da far venire naturale il desiderio di mettere via il cellulare per riscoprire il bello di creare connessioni vere. Proponiamo uno spettacolo interattivo dove non ci sono barriere tra chi suona e chi partecipa. Far digerire questa evoluzione a chi gestisce gli spazi in modo tradizionale richiede tempo, ma i risultati ci stanno dando ragione”.

Come si riesce a bilanciare il calore e l’istinto di un evento dal vivo con il rigore e la precisione richiesti da una regia streaming?

“Il segreto per trovare questo equilibrio non sta nei software, ma nelle persone. Siamo un gruppo di amici storici. Crescendo, tra il lavoro e la vita che ti porta lontano, le occasioni per stare insieme si stavano dimezzando. PRIVÈ è nato prima di tutto per ritagliarci il tempo di stare insieme. Questo legame fa sì che in diretta ci si capisca al volo, con uno sguardo. Il rigore della regia streaming si incastra perfettamente con il calore del live perché alla base c’è una fiducia totale”.

Qual è la sfida più complessa che avete affrontato finora?

“La sfida è riuscire a mettere la musica giusta all’orario giusto e, contemporaneamente, trovare argomenti coerenti da trattare che si sposino perfettamente con il mood e l’orario della sessione. C’è una grandissima differenza tra l’energia pomeridiana di una Sunset e il risveglio di una Morning Session. Gestire questa fluidità in diretta, mantenendo la regia pulita mentre tutto cambia intorno a te, è la nostra palestra quotidiana”.

Come vivono gli artisti (DJ, band, musicisti) questo format? E il pubblico come lo vive?

“Stiamo ricevendo tante richieste da parte di DJ e artisti emergenti che hanno capito che a PRIVÈ si valorizza anche la storia di chi suona, perché le persone si fanno coinvolgere di più scoprendo l’uomo dietro la console. Sapere di essere su un set streaming globale li spinge a dare il massimo a livello tecnico. Ma la cosa più importante è il legame che si crea. Chi partecipa, sia in pista che da casa, sposa la nostra filosofia, che poi è anche il nostro motto: un evento finisce, PRIVÈ resta.”

Secondo voi, tra cinque anni, il classico evento live esisterà ancora così come lo conosciamo oggi, o il modello ibrido che proponete diventerà lo standard universale?

“Tra cinque anni PRIVÈ vorrebbe essere il format di riferimento per chiunque voglia raccontare davvero l’anima profonda dei posti e degli artisti. Ci piacerebbe dare voce direttamente alle persone che frequentano i club e vivono la musica ogni giorno, per farci raccontare in diretta le loro sensazioni, i loro aneddoti e le loro emozioni. Il futuro per noi è esattamente questo: usare il modello ibrido non per isolarci dietro uno schermo, ma come una grande piazza virtuale”.

Qual è il prossimo traguardo per PRIVÈ? C’è una location da sogno, magari inaspettata, che vorreste trasformare nel vostro prossimo set?

“Ci piacerebbe portare PRIVÈ in giro per le città italiane per raccontare i locali e i festival più iconici del mondo, usando la tecnologia per entrare nei backstage. Ma se dobbiamo guardare al prossimo grande traguardo vicino a noi, il sogno è conquistare il Capodanno in Piazza Martiri a Carpi, dove il DJ set si fa sotto l’orologio del Castello dei Pio. Vorremmo portare una line-up pazzesca di DJ locali e radunare in piazza tutte le nuove e le storiche compagnie di Carpi, unendole in un unico grande momento. Il traguardo finale resta sempre connettere le persone e dare voce a chi si sente accantonato o solo, abbattendo ogni muro attraverso la musica”.

Chiara Sorrentino