Contrazione, trasformazione ed espansione. Sono queste le parole chiave che hanno guidato l’artista carpigiana Francesca Lugli. Tre parole a cui corrispondono tre stanze. Tre moti dell’anima che si fanno palpabili. Concreti. La mostra Nella mia misura, visitabile a partire dal mese di settembre, rappresenta qualcosa di inedito per la nostra città. Allestita in un capannone industriale, vuol essere un’esperienza immersiva. Di riconoscimento. Un nuovo modo di abitare l’arte. Con questa mostra infatti, l’artista lancia una proposta. Un invito che auspica possa essere colto, quello dell’Arte Neuro-Emozionale.
Può l’arte visiva proporsi come un ponte di collegamento concreto con la biologia della nostra mente? È possibile che specifiche frequenze di colore e geometrie fluide agiscano sul sistema nervoso dell’osservatore, offrendo uno spazio di reale decompressione dallo stress? Domande su cui Francesca si è a lungo interrogata e su cui ha concentrato la sua ricerca.
“Nella mia misura è nata da un’urgenza, quella di trasformare l’esperienza interiore in uno spazio abitabile. Per molti anni il segno è stato un gesto istintivo, viscerale. Un linguaggio emerso prima della coscienza, nato dalla materia, dal nero, dalla densità del sentire. Poi è arrivato il silenzio. Un lungo tempo di sospensione, durato vent’anni, in cui l’arte ha smesso di manifestarsi esteriormente ma ha continuato a sedimentare. Quel vuoto non è stato assenza, è stato trasformazione. Quando il gesto è tornato, soprattutto grazie a mio figlio, non cercava più sopravvivenza. Cercava ascolto. Da questo attraversamento nasce ciò che definisco come un’ipotesi di Arte Neuro-Emozionale. Questa esposizione – spiega – non deve essere interpretata. E’ piuttosto un ritmo da attraversare, per entrare in risonanza con ciò che si guarda, a seconda del proprio vissuto e del proprio tempo interiore”.
In mostra c’è la storia di Francesca, la sua evoluzione. Il segno cambia col tempo, frutto di una interiorità mutata. Si vedono il caos, il dolore e la rinascita. Dalla prima stanza, quella delle radici, si salgono le scale e, di gradino in gradino, si assiste a un processo trasformativo che conduce alla libertà, verso i celebri Archi Luminosi ad acquerello dell’artista.
Un percorso esperienziale che Francesca desidera condividere con “psicologi, neurologi, insegnanti, professori universitari e professionisti del benessere per sperimentare gli effetti del colore e delle forme grazie alla percezione visiva ed emozionale”. Una pittura, la sua, concepita per “mettersi a servizio del benessere visivo e biologico dell’osservatore, affinché possa trovare, senza giudizio, la propria misura interiore”.
Jessica Bianchi