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L’eco del bosco tra le pagine, Dario Pignatti e l’arte di tradurre la meraviglia

Dall'attività quotidiana nella libreria Radice- Labirinto all'esperienza come traduttore di albi illustrati: Dario Pignatti racconta come si restituisce l'incanto ai lettori più giovani preservando la ricchezza e la densità della parola.

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Dario Pignatti

Dal 2013, la libreria Radice-Labirinto è un punto di riferimento per gli appassionati di letteratura per l’infanzia. Al timone, accanto ad Alessia Napolitano, c’è Dario Pignatti, classe 1979, una maturità scientifica alle spalle e un lungo percorso nell’ambito letterario e artistico, con un periodo di formazione presso l’Accademia Drosselmeier di Bologna.

Da questa sua grande passione per i libri per bambini e ragazzi è nato il desiderio di tradurre per i loro clienti l’albo illustrato Streghetta Nocciola. Un anno nella foresta (Little Witch Hazel) di Phoebe Wahl, che è stato in seguito pubblicato dalla casa editrice Il Castoro. Da questa prima collaborazione è nata anche la successiva traduzione di Il berretto magico (The magica cap) di Mirelle Messier, sempre pubblicato da Il Castoro.

Dario, la tua avventura nel mondo della traduzione editoriale ha radici singolari, nate direttamente tra gli scaffali della tua libreria. Com’è andata con Streghetta Nocciola. Un anno nella foresta?

“È nata in modo del tutto spontaneo, unicamente per i nostri clienti. All’epoca il meraviglioso libro  di Phoebe Wahl, Little Witch Hazel, non era ancora stato pubblicato in Italia; esisteva soltanto l’edizione originale in lingua inglese. Sentivo il bisogno di rendere accessibile quella meraviglia a quante più persone possibili, così ne ho curato una versione italiana artigianale. Poi, nel 2022, la casa editrice Il Castoro è venuta a conoscenza di questo lavoro tramite un nostro post sui social e ha deciso di scommetterci, portando il libro ufficialmente in tutte le librerie italiane”.

Nel passaggio dall’edizione artigianale a quella ufficiale c’è stato anche un interessante dibattito sul titolo, legato proprio alla botanica e alla tradizione. Ce lo racconti?

“Sì, in prima istanza, nella nostra versione interna, il titolo era diverso. Nel Nord America esiste un albero i cui frutti venivano storicamente utilizzati dalle curandere per le loro proprietà medicamentose: l’Amamelide, nota in inglese proprio come Witch Hazel. Era un riferimento esplicito e immediato per il pubblico d’oltreoceano. Tuttavia, in fase di pubblicazione, la casa editrice ha ritenuto che per il lettore italiano fosse decisamente più immediato e accattivante il nome Streghetta Nocciola, una scelta che si è rivelata vincente e molto dolce”.

Recentemente è stata pubblicata anche un’altra opera da te tradotto, Il berretto magico. Come sei arrivato a questo testo?

“In questo caso è stata la casa editrice a propormi la traduzione, scorgendo l’affinità semantica e narrativa che lega tra loro le due opere, e che si sviluppa attorno all’archetipo del bosco e al valore della cura. Di fatto, Streghetta Nocciola è una sorta di gnomo che si prende cura dell’intera foresta e dei suoi piccoli abitanti. Ne ‘Il berretto magico’, invece, i due protagonisti si mettono alla ricerca di uno gnomo perché il loro riccio è ammalato e desiderano guarirlo. In entrambe le opere vibra potentissima l’idea di una magia curativa, intesa nel senso più alto del termine: l’atto di prendersi cura dell’altro e dell’ambiente che ci circonda”.

Tradurre per i bambini viene spesso erroneamente considerato un compito semplice. Quali sono state le sfide linguistiche che hai dovuto affrontare?

“Questi testi sono destinati in prima battuta ai bambini, è vero, ma questo non significa affatto che si debba impoverire la lingua. Al contrario, le mie scelte traduttive sono sempre state orientate a mantenere un linguaggio ricco, non banale, capace di stimolare e ispirare la naturale curiosità dei piccoli lettori. La vera sfida consiste nel restare assolutamente affini a un linguaggio propriamente fiabesco, cercando di preservare quel gusto particolare, denso e ancestrale che si ritrova soltanto nelle grandi fiabe classiche. La cosa che mi diverte e mi appassiona maggiormente nel tradurre è il lavoro sulla metrica e sulla musicalità intrinseca della parola. In Streghetta Nocciola c’è un costante gioco di parole, mentre ne ‘Il berretto magico’ è presente una piccola parte interamente in rima. Sentire il ritmo del testo e riuscire a traslarlo in italiano senza perderne l’incanto è una bella sfida”.

Hai altri progetti all’orizzonte con l’universo di Phoebe Wahl o con altri autori stranieri?

“Phoebe Wahl è un’autrice a cui siamo profondamente legati. Per i nostri lettori ho già curato la traduzione di un altro suo splendido volume, Backyard Fairies (Le fate del giardino), un’opera preziosa perché scritta interamente in poesia. Inoltre, seguendo i suoi canali ufficiali, abbiamo intercettato la notizia che sembrerebbe in arrivo un nuovo capitolo delle avventure di Streghetta Nocciola. Se così fosse posso anticipare che lo accoglieremo a braccia aperte per tradurlo e offrirlo al nostro pubblico. Parallelamente, continuiamo a esplorare con attenzione la produzione in lingua originale di altri autori stranieri e, soprattutto, continuiamo ad arricchire e a curare il nostro giardino di libri”.

Chiara Sorrentino