C’è una storia di straordinaria dedizione e coraggio che lega la città di Carpi al cuore dell’Africa occidentale. È la storia della dottoressa Roberta Copelli, ex dietista dell’Ospedale Ramazzini di Carpi: dopo aver dedicato anni al volontariato e aver persino scelto di licenziarsi dal proprio posto fisso in Italia, è stata insignita dell’alto incarico istituzionale di Console Onorario d’Italia in Benin. Il primo maggio si è svolta la cerimonia del giuramento. “È il riconoscimento dei sacrifici che ho fatto in questi anni” commenta. La nomina rappresenta infatti il coronamento di un percorso nato sul campo, tra corsie d’ospedale, orfanotrofi e missioni, e testimonia come la cooperazione internazionale possa nascere dalle radici più profonde dell’altruismo.
Nel 2021 la decisione di rimanere in Africa per un anno e nel 2022 la svolta radicale quando ha rassegnato le dimissioni per trasferirsi stabilmente in Benin. Una scelta di vita non priva di rischi e sacrifici durissimi. “Buona Nascita resta il motivo per cui sono qui ma per mantenermi ho aperto un ristorante, una guest house e un altro locale con ristorante e piscina sulla laguna” racconta.
Il profondo impatto sociale generato dalla sua attività e l’indiscussa stima guadagnata presso le istituzioni locali e i canali diplomatici hanno spinto il Ministero degli Affari Esteri italiano ad affidarle la guida dell’ufficio consolare a Cotonou.
Roberta Copelli incarna la figura di “diplomatico sul campo”: la sua profonda conoscenza del tessuto sociale locale, unita alla sensibilità medica e alla determinazione tutta emiliana, le permettono di svolgere un ruolo fondamentale non solo nella protezione dei cittadini italiani, ma anche nella promozione di progetti di sviluppo bilaterali.
Mentre l’associazione Buona Nascita ODV continua a fare affidamento sulla generosità e sulle donazioni provenienti dall’Italia per sostenere le sue attività umanitarie, da Carpi lo sguardo resta orgogliosamente rivolto verso Cotonou. Roberta Copelli dimostra che i confini geografici si superano con la solidarietà e che l’impegno civile può trasformarsi nella più nobile e accreditata forma di diplomazia.
Sara Gelli