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Riprendersi l’anima secondo Paolo Crepet

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In un’epoca dominata dalla velocità dell’algoritmo, dal rumore di fondo dei social network e dal costante timore di non essere abbastanza “al passo”, Paolo Crepet si pone, con il suo ultimo libro Riprendersi l’anima (HarperCollins edizioni), una domanda scomoda quanto necessaria: che fine ha fatto la nostra parte più profonda?

Il volume non si presenta come un saggio accademico, bensì come un viaggio intimo, strutturato in capitoli densi e rapidi, dove la riflessione sociale si intreccia inestricabilmente con l’autobiografia. Crepet, con la sua nota cifra stilistica — provocatoria, diretta, a tratti fuori dal coro — accompagna il lettore in un percorso di riscoperta dell’individuo, sfidando la tecnocrazia e l’omologazione che caratterizzano i nostri tempi.

Ciò che rende questo testo un’opera singolare è la capacità dell’autore di spaziare dal particolare all’universale. Non troviamo solo analisi asettiche, ma un mosaico di vita vissuti.

Il ricordo del maestro elementare Gino Faggian, figura di rigore e umanità, si affianca alle conversazioni illuminanti con Franco Basaglia, vissute a bordo di una leggendaria Citroën DS, mentre il celebre psichiatra immaginava un futuro in cui la follia non fosse più sinonimo di esclusione.

Crepet utilizza esempi emblematici, come il folgorante incontro tra un giovanissimo aspirante giornalista e il mito Jorge Luis Borges, o la vicenda drammatica di un ragazzo ucraino, per parlarci di sogni, resilienza e della capacità di guardare oltre la superficie del giudizio scolastico.

Il cuore pulsante del libro è una critica feroce verso il “tiepido”, quella zona grigia dell’animo umano dove si smette di provare emozioni intense e ci si rifugia in un’apatia anestetizzante. Crepet analizza con lucidità i paradossi contemporanei: il crollo della disciplina — intesa non come imposizione, ma come strumento di crescita — l’adolescentizzazione degli adulti e il senso di solitudine che nasce proprio quando siamo più “connessi”.

L’autore affronta senza filtri temi complessi come la cancel culture, il diritto all’oblio e la violenza che serpeggia sotterranea nelle nostre relazioni. Eppure, il messaggio finale non è di rassegnazione, ma di resistenza. Il libro diventa un invito ad agire, a non essere neutrali, a indignarsi per conservare la propria dignità.

Riprendersi l’anima non è un testo consolatorio. È, al contrario, un’opera che scuote, che chiede al lettore di guardarsi dentro e di chiedersi se sia ancora capace di sperare e di perseguire la felicità con coraggio.

È una lettura ideale per chi si sente smarrito in un mondo che corre troppo in fretta e cerca, tra le pagine, un antidoto allo sconforto. In definitiva, Crepet ci ricorda che l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere oggi è proprio quello di riappropriarci di noi stessi, della nostra irriducibile unicità, in un mondo che vorrebbe ridurci a semplici dati.

Chiara Sorrentino