Home Ambiente “Il Bosco della Cappuccina è un luogo da riscoprire e da vivere”

“Il Bosco della Cappuccina è un luogo da riscoprire e da vivere”

Si chiama Voci del bosco il titolo della tesi di laurea magistrale in Eco-social Design conseguita all’ateneo di Bolzano dalla carpigiana 25enne Emma Cocco. Un lavoro prezioso, il suo, per rilanciare l’importanza dei boschi urbani, sistemi ecologici indispensabili per rendere le nostre città, maggiormente sostenibili. Emma ha scelto Carpi come caso studio e si è concentrata in particolare su una delle aree boscate più grandi della nostra città, quella della Cappuccina.

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Emma Cocco

Si chiama Voci del Bosco il titolo della tesi di laurea magistrale della carpigiana 25enne Emma Cocco, conseguita all’ateneo di Bolzano in Eco-social Design, un approccio progettuale transdisciplinare che integra sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, per creare prodotti, servizi e processi che migliorino la qualità della vita – umana e non – rispettando gli ecosistemi.  Un lavoro prezioso, il suo, per rilanciare l’importanza dei boschi urbani, ecosistemi indispensabili per rendere le nostre città maggiormente sostenibili. “Lo scopo della tesi era quello di progettare un percorso di iniziative e laboratori dal basso, che promuovesse nuove forme di comunicazione e interazione con i boschi urbani. Per questo ho voluto approfondire specialmente la rilevanza dei boschi urbani dal punto di vista sociale nei territori di pianura, dove si registra un forte consumo di suolo – spiega Emma – che influenza fortemente il rapporto tra i cittadini e questi habitat. A differenza dei parchi, zone verdi addomesticate dalla mano dell’uomo, i boschi urbani, siano questi piantati o spazi abbandonati dove la natura ha preso il sopravvento, possono dividere gli animi. Tanti cittadini infatti guardano a questi luoghi con diffidenza”.

Emma ha scelto Carpi come caso studio e si è concentrata in particolare su una delle aree boscate più grandi della nostra città, quella della Cappuccina.

“Da quando è stato realizzato il parco, questo bosco urbano è profondamente mutato. È stato diradato e, da scarsamente accessibile, è diventato di passaggio. Ho raccolto dati sul campo, intervistando persone e associazioni ed è emerso come la cittadinanza sia spaccata: qualcuno che magari non conosce il bosco o ne è spaventato vorrebbe che l’area fosse gestita come un parco, mentre chi lo apprezza come area boscata non la riconosce più in quanto tale, ora che è diradata”. Riconosciuto per legge come bosco urbano, grazie alle sue dimensioni e caratteristiche, l’area rappresenta un ecosistema prezioso per migliorare la qualità della vita, ridurre l’inquinamento e mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Alberi e arbusti che oltre a garantire ombra e bellezza sono capaci di assorbire CO2, abbattere le temperature estive e favorire la biodiversità. Insomma luoghi che possono contribuire fortemente al benessere psicofisico dei cittadini, vere e proprie oasi di tranquillità dove vivere il rapporto con la natura in modo più autentico.

“L’obiettivo della mia tesi – prosegue Emma – è stato quello di avvicinare i cittadini al bosco della Cappuccina, favorendo così la nascita di un legame di vicinanza con questo luoghi in città. Grazie al coinvolgimento di varie associazioni e professionisti abbiamo sviluppato un percorso collettivo, che ha compreso una camminata consapevole con meditazione nel bosco, insieme ad Elisa Semeghini (nutrizionista) e Francesco Senatore (escursionista), con il Reparto del Gruppo Scout Carpi 2 abbiamo ragionato sull’apparente “disordine” del bosco e la sua rilevanza, con i bimbi della Scuola infanzia Arcobaleno e la naturalista Franca Zanichelli abbiamo conosciuto la natura e gli abitanti del bosco, con i ragazzi di alcuni centri per persone con disabilità (Belchite e L’Abbraccio) abbiamo creato degli erbari collettivi con le piante del bosco. Ancora, insieme agli anziani ospiti del Diurno del Care residence abbiamo ragionato su come sia cambiato nel tempo il rapporto con l’ambiente e il territorio e con i volontari di Legambiente Terre d’Argine e gli Ecobusters abbiamo ripulito il bosco dai rifiuti cercando poi di capire sulla base di ciò che abbiamo raccolto come venga fruito e vissuto. Voci del Bosco è poi diventata una mostra, sempre grazie al sostegno di Legambiente, allestita presso il Ceas e che probabilmente verrà riproposta a novembre in occasione della Festa dell’albero”.

La tesi di Emma però non vuole restare soltanto chiusa in un libro, bensì diventare una pagina di vita da condividere: “sarebbe davvero bellissimo poter continuare a organizzare iniziative in questo e negli altri boschi urbani di Carpi, affinché si continui a coltivare il rapporto tra la cittadinanza e questi ecosistemi, riconoscendone il profondo valore ambientale e sociale”, sorride Emma Cocco, ora pronta a partire per un tirocinio ad Amburgo. Il Bosco Urbano è un simbolo di speranza e di responsabilità, un invito a ritrovare il legame con la natura e a immaginare città che non la contrastino, ma convivano con essa in equilibrio.

Jessica Bianchi