“Eva Braun è colpevole, senza dubbio, di aver convissuto con il nazismo e accanto a uno dei più grandi criminali della storia, beneficiando di un lusso sfrenato, costruito con i soldi del popolo. Ma sono convinta, altrimenti non avrei scritto questo libro, che fosse disperatamente innamorata di lui”. A trent’anni da Il rogo di Berlino, opera maestra di Helga Schneider, l’autrice tedesca – che vive a Bologna dagli Anni Sessanta – indaga “l’amore malato e impossibile” tra Adolf ed Eva. A metà tra saggio e romanzo psicologico, Eva. Un divano per l’eternità (Oligo) ripercorre le tappe di una storia che non lascia innocenti e che inizia sul divano rosso del titolo, quello del primo incontro. Ai lettori Schneider consegna anche una lettera in cui spiega il perché del libro. Racconta della sua infanzia rubata da Hitler e dalla guerra, dell’abbandono da parte della madre, la quale, fanatica seguace dell’ideologia razzista del Führer, lasciò la figlia di quattro anni e il fratello ancora più piccolo per arruolarsi nelle SS. L’interesse per Eva Braun nasce anche da un ricordo personale della Schneider: “Da bambina sentivo parlare di Eva Braun da una zia acquisita, segretaria di Goebbels. Ne parlava in modo strano, sottovoce e con nostalgia: della sua bellezza, dell’ambiente, dell’ospitalità a Berghof, la residenza alpina di Hitler. Io avevo sette anni, eravamo in guerra e Eva Braun diventò per me una figura misteriosa, quasi fiabesca”. Alla stessa età incontrò Hitler di persona, ma Eva non era con lui. “Era solo. Rimane un ricordo indelebile e disturbante. Era il 1944, nel suo bunker di Berlino. Dopo tutta la propaganda che lo descriveva come carismatico e invincibile, vedere quell’uomo malato e ricurvo fu uno choc. Aveva il Parkinson, zoppicava, era chiaramente dipendente dalle droghe. L’immagine era quella di un fantasma e da bambina mi fece persino pena”. In quel bunker si suicidarono insieme… “Sì, così si venne a sapere dell’esistenza di Eva. La stampa impazzì. Per un certo periodo lei divenne quasi più famosa di Hitler. I giornali, anche all’estero, ne parlarono moltissimo senza riuscire a inquadrarla. Nacque una sorta di mito della donna di Hitler”. Helga Schneider sarà all’Auditorium Loria, giovedì 16 aprile, alle 20.45, ospite della rassegna Ne vale le Pena per presentare il suo ultimo libro Eva. Un divano per l’eternità (Oligo). A dialogare con lei il giornalista Pierluigi Senatore. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
Eva Braun raccontata a Carpi dalla scrittrice Helga Schneider
Helga Schneider sarà all’Auditorium Loria, giovedì 16 aprile, alle 20.45, ospite della rassegna Ne vale le Pena per presentare il suo ultimo libro Eva. Un divano per l’eternità (Oligo). A dialogare con lei il giornalista Pierluigi Senatore. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.