“Sto seguendo con attenzione gli sviluppi legati alle criticità che attanagliano la gestione della Cantina Sociale di Carpi e Sorbara. La crisi di un attore economico della portata della Cooperativa Sociale di Carpi infatti, oltre a coinvolgere un importante numero di famiglie impegnate nella viticoltura locale, mette in discussione l’intera morfologia di un territorio a forte vocazione agricola”, commenta il sindaco di Carpi, Riccardo Righi.
Esiste poi un “processo di coinvolgimento di tutto un settore di trasformazione industriale del prodotto agricolo: se un attore economico della dimensione della Cantina Sociale di Carpi e Sorbara entra in una congiuntura negativa e va in crisi è inevitabile che anche gli altri operatori di settore ne risentano in modo più o meno significativo”, aggiunge.
Una delle colonne portanti della cooperazione vitivinicola del nostro territorio ha richiesto l’attivazione delle misure protettive e cautelari ottenendo il via libera dal Tribunale di Modena. Il provvedimento concesso dal giudice, nel corso dell’udienza dello scorso 18 marzo, si legge nella lettera che la Cantina ha inviato ai soci, “si inserisce nell’ambito del percorso intrapreso dall’organo amministrativo per la gestione della situazione aziendale e per la tutela della continuità dell’impresa, consentendo di operare in un quadro temporaneamente protetto” fino al 16 giugno 2026. Lettera che invita i soci, ancora in attesa del saldo della vendemmia 2024 a continuare a conferire, “presupposto essenziale della prosecuzione dell’attività”.
“Sono molto preoccupato per tutto il settore vinicolo legato alla produzione del lambrusco. Comparto che da anni – prosegue il sindaco Righi – è alle prese con enormi difficoltà: non avendo una denominazione, come il prosecco ad esempio, che permette di avere una produzione legata soltanto a un’area geografica precisa, i nostri agricoltori devono fare i conti con produzioni di uva extra territorio che portano squilibri sul mercato. Inoltre, alla luce dei cambiamenti geopolitici degli ultimi anni e ai dazi introdotti, l’export ha subito un rallentamento, ennesima tegola per i produttori”.
Occorrono circa 30 euro per produrre un quintale di uva, in cantina ne danno mediamente 28. Non bastano nemmeno a coprire i costi. Alcuni viticoltori stritolati dai costi, auspicano che le cooperative di conferimento si uniscano in una sola realtà per poter fare grandi numeri, senza rinunciare alla qualità. Una strategia già adottata da alcune realtà emiliano-romagnole proprio nel comparto vinicolo, come le Riunite. Cosa ne pensa?
“Io credo che il vero tema sia proprio il valore riconosciuto agli agricoltori. Tra le diverse cantine si apre una forbice che va dai 28 ai 45 euro. Se non si riconosce ai produttori un prezzo equo, sul lungo periodo l’intero sistema rischia di collassare anche a fronte dei rincari legati ai costi dell’energia e dei carburanti. Da mesi ho visitato le cantine e mi sono confrontato con i componenti dei consigli di amministrazione invitandoli a sedersi attorno a un tavolo con l’obiettivo di unirsi e dare il via a un rilancio complessivo del prodotto in un’ottica di sistema e superando ogni campanilismo. Guardare solo al proprio interesse è controproducente. Se i grandi soggetti cooperativi si uniscono sarà inoltre possibile far convogliare qua nuove risorse indispensabili per valorizzare e tutelare la filiera”.
Se il grido di aiuto degli agricoltori cadrà nel vuoto, il rischio più che concreto è che in tanti smettano di produrre cercando una alternativa per assicurarsi un reddito. Alternativa che potrebbe far rima con foto e agrivoltaico: “sinora – conclude Riccardo Righi – l’attenzione dei grandi gruppi è stata rivolta ai terreni a nord di Carpi, spesso già improduttivi e di scarso pregio ma se dovesse cedere il Lambrusco allora anche i terreni fertili a sud della nostra città potrebbero diventare appetibili”.
Jessica Bianchi