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Da Carpi a Carpineti, visita al Castello e pranzo alla Pieve

Poco più di mezza giornata per vedere (e gustare) delle meraviglie a due passi da casa. Con questa intenzione, fedelissima ai principi dei Sentieri Minimi, prendiamo la macchina e da Carpi andiamo a Carpineti. La nuova rubrica di Bruno Pullin.

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Poco più di mezza giornata per vedere (e gustare) delle meraviglie a due passi da casa. Con questa intenzione, fedelissima ai principi dei Sentieri Minimi, prendiamo la macchina e da Carpi andiamo a Carpineti. Dopo aver preso caffè e provviste per una merenda in qualche bottega del centro andiamo in via Santa Caterina e parcheggiamo in prossimità della strada che conduce alla Pieve (via Varigolo) [waypoint 1 partenza = 9 arrivo].

Imbocchiamo quest’ultima e ce ne stacchiamo alla prima curva a gomito [waypoint 2], dopo poche centinaia di metri, scendendo sul sentiero 618 in direzione Castello delle Carpinete. Il sentiero è un’ampia carrareccia forestale che resta per lo più compreso tra le quote di 700 e 750 metri. Vi sono diversi bivi ma restiamo sempre sul percorso principale evitando quelli che salgono o scendono. Dopo circa due chilometri, usciamo dal bosco e ci troviamo sul crinale [4]: ancora poche centinaia di metri e ci troviamo di fronte lo spettacolo del profilo del castello delle Carpinete.

Proseguiamo lungo il sentiero notando che ad un certo punto, ad un bivio, in direzione opposta, si trova il sentiero che prenderemo al ritorno (segnato come SSP – San Vitale). Appena prima di incrociare la strada asfaltata [5] dobbiamo fare attenzione al tratto cementato in discesa che è molto scivoloso in caso di pioggia. Forse conviene, facendo attenzione a non pestare le particolari erbe spontanee, passare dalle formazioni mammellonari sulla sinistra.

Apriamo una breve parentesi per dire che le rocce mammellonarie derivano da millenari fenomeni di abrasione differenziale delle rocce ossia con agenti erosivi quali la pioggia, il ghiaccio, il vento e il surriscaldamento estivo dei materiali, che hanno levigato selettivamente le rocce più tenere. A causa della non uniforme distribuzione di queste, intervallate dalla più dura arenaria, avviene un processo di modellazione che genera forme particolarissime alternate a cavità con dimensioni da poche decine di centimetri ad alcuni metri.

Tra queste rocce è abbastanza frequente che cresca l’elicriso, del cui profumo si riempie l’aria in particolare in alcuni periodi dell’anno.

Andiamo avanti sino al castello che è visitabile esternamente in ogni stagione ma suggeriamo di telefonare prima per verificarne l’apertura e, per fare tombola, la presenza di guide per una visita accompagnata.

Ovviamente dal castello [6] si ha una vista impressionante sui dintorni e dal lato dell’ex cimitero (il praticello con muretto perimetrale e arco di ingresso, aveva quella funzione) la vista sulla valle del Fiume Secchia è pressoché totale.

Terminata la visita ritorniamo brevemente sui nostri passi fino al bivio posto sul crinale ove terremo ora la destra in direzione San Vitale. In circa tre quarti d’ora arriviamo alla Pieve ed all’ostello: vi suggeriamo di organizzare la vostra escursione in modo di pranzare qui [8]. Senza nulla togliere agli altri ottimi ristoranti e trattorie della zona, mangiare in un edificio con oltre 1000 anni di storia, sotto le stesse volte dove avranno consumato il loro pasto schiere di pellegrini, vescovi, condottieri di ventura, semplici viandanti come noi e magari la stessa Matilde, è già di per sé una emozione (i moderni le chiamano experience).

Le volte interne, le travi del piano di sopra (andate a visitarle), i capitelli e ogni altro dettaglio vi farà interrompere più volte il pasto per guardarvi intorno estasiati. Ovviamente va sentita la gestione dell’Ostello sia per verificarne l’apertura sia per prenotare. Oltre a un ampio periodo di chiusura invernale, il sito è molto frequentato nella stagione di apertura. Se possiamo consigliarvi sono irrinunciabili gli erbazzoni alle erbe selvatiche e i tortelli ripieni nelle diverse varianti.

Terminato il pranzo dobbiamo assolutamente visitare quel che resta della adiacente pieve con l’annesso museo, forse il più piccolo che abbiamo mai visto, con testimonianze artistiche ed archeologiche del sito.

Ci congediamo da questa millenaria meraviglia e, scendendo dall’unica strada presente, arriviamo al punto dove abbiamo parcheggiato la macchina [9].

Per alcune ore siamo stati catapultati in un tempo antico, sulle tracce delle Granduchessa Matilde che tanto ha influito al suo tempo e tante preziose vestigia ci ha lasciato. E questo ci fa anche pensare a cosa potranno visitare di attuale i nostri discendenti tra mille anni…

Scheda percorso

Lunghezza: 6,5 km

Dislivello: 350 metri

Durata: 2,5 ore oltre alle pause