Una coppia di cicogne bianche da settimane staziona nelle campagne a nord di Carpi e qualcuno ha avuto il privilegio enorme di ammirarne l’affascinante rituale di corteggiamento e il bill-clattering, ovvero il caratteristico schiocco provocato dal battere del becco capace di riecheggiare a diverse centinaia di metri.
“Oggi – spiega Daniela Rustichelli, delegata della sezione carpigiana della Lipu – le cicogne sono di passo nel nostro territorio mentre una trentina di anni fa si fermavano anche per nidificare. In via Fossetta Cappello avevano fatto un nido su un ex palo della linea elettrica e il Circolo naturalistico novese vi aveva posizionato delle ruote come supporto”. Al confine tra Carpi e Novi, in prossimità delle risaie e dei prati umidi, da qualche decennio è possibile osservarle quando si fermano, anche in gruppo, ma la loro presenza, per quanto gradita, è in parte riconducibile al cambiamento climatico: “qui in pianura padana – prosegue Rustichelli – sono tornate poiché gli inverni non sono più troppo rigidi e si sono adattate a nutrirsi in modo alternativo”. La cicogna predilige gli anfibi e “con la progressiva scomparsa delle rane dai canali questi uccelli hanno iniziato ad abbandonare il nostro territorio ma essendosi adattati a mangiare altro, compresi i gamberi della Louisiana, stanno lentamente ripopolando il nord Italia. Pesca piccoli animali nelle zone umide ma a volte la si vede tra aironi, guardabuoi o ibis sacri, mentre rincorre gli aratri per catturare le larve uscite allo scoperto. Nei prati asciutti caccia locuste, cavallette e topi. Il fatto che non sia rimasta a riprodursi nelle zone di via Remesina può essere riconducibile anche a un cambio delle colture: laddove vengono usati fitofarmaci in modo massiccio che provocano la morte di cavallette, grilli e insetti in generale, non si ferma”. La cicogna bianca, tra gli uccelli più conosciuti d’Europa, è molto grande, anche più di un metro di lunghezza, “ha un lungo collo e un piumaggio bianco sporco a causa degli escrementi durante il periodo della cova, quando sta nel nido, e dell’inquinamento. Le penne delle ali sono nere e creano un contrasto cromatico forte col resto del corpo che le rende facilmente riconoscibili in volo e in lontananza. Hanno le zampe e il becco molto lunghi, di un colore rosso chiaro – arancione, mentre i giovani hanno un piumino bianco, il becco nero e zampe rosa”. Il canto della cicogna è molto raro da udire poiché, spiega la delegata Lipu, il suo modo di “comunicare è quello di sbattere il becco, un vero e proprio rituale di saluto con il compagno e i piccoli così come durante il corteggiamento quando maschio e femmina battono il becco in maniera sincrona”. Il volo è molto elegante, con il collo teso e le zampe all’indietro e, sul finire dell’estate, “salgono in cielo sempre più in altro, a caccia delle correnti ascensionali, per prepararsi a migrare verso l’Africa o l’Asia Minore dove sverneranno. A inizio autunno, nello Stretto di Gibilterra e nel Bosforo, si può assistere al raduno di migliaia di cicogne di passaggio: uno spettacolo davvero meraviglioso”, sorride Daniela Rustichelli. Costruisce dei nidi enormi, a cui torna fedele, intrecciati e appoggiati in bella vista spesso sui pali della luce, posizione molto pericolosa soprattutto per i piccoli, se non vengono isolati. Un tempo però, aggiunge Rustichelli, le cicogne “nidificavano sui grandi alberi e, con un colpo di fortuna, dunque la si potrebbe trovare su alberi di alte dimensioni come pioppi o platani isolati”.
Jessica Bianchi