In un mondo così dominato dal maschile, il tema della maternità continua a essere centrale, ostico e spesso strumentalizzato. Tua Madre, docufilm di Leonardo Malaguti, vuole restituire la parola sul discorso proprio a coloro che la maternità la vivono ogni giorno, scegliendola o rinnegandola. Grazie all’energia dello sforzo produttivo della nuova casa di produzione EXA, Tua Madre continua un tour in tutta Italia, per affrontare con ironia e intelligenza il mito della maternità. Doppio appuntamento alle 19 e alle 21, oggi, martedì 24 febbraio a Carpi al Cinema Eden, dove il regista Leonardo Malaguti dialogherà con il pubblico. Tra le prossime date Trieste, Genova e Firenze.
Rispondere alla domanda “Che cos’è una mamma?” è un’impresa complessa: si può essere mamma senza avere figli? Si può vivere la maternità in modo diverso? Dal senso di smarrimento di Dania, che scopre di essere incinta, nasce un progetto documentario che la porta a incontrare donne di età, storie e visioni diverse, ascoltando come ciascuna di loro vive — o ha scelto di non vivere — la maternità.
Dai suoi incontri con ginecologhe, giornaliste, attiviste e scrittrici nasce un viaggio personale e collettivo che attraversa paure, desideri e ruoli imposti, mettendo in discussione l’immagine ideale e socialmente imposta della madre. Con ironia e sensibilità, il film indaga luci e ombre del mito della “mamma”.
La cosa più bella, dice il regista Leonardo Malaguti, è stato rendersi conto di quanto questo film, questo discorso, fosse necessario, di quanto serva un’occasione di ascolto, di cura rispetto al tema della maternità che tocca il personale, il collettivo, la società, la psicologia delle relazioni. Tra le esperte chiamate a presentare il film nelle prossime date ci saranno ginecologhe, avvocate, attiviste che tutte insieme rispondono alla necessità di sorellanza e supporto: “Dania non è mai sola, nessuna donna sarà mai sola in queste scelte”.
A produrre il film, la giovane casa di produzione EXA di Umberto Maria Angrisani e Giovanni Toni con la collaborazione artistica e produttiva di Wilma Labate, confermando la necessità di un racconto documentaristico che, evitando il retorico, poteva restituire le molteplici sfumature del tema.