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Antibiotico-resistenza, batteri resistenti in tutti i reflui analizzati in Emilia-Romagna

Antimicrobico-resistenza, a Bologna si studiano gli aspetti ambientali. Il primo workshop nazionale ha presentato alcuni dati sui campioni prelevati all’entrata e all’uscita dei depuratori (11 quelli coinvolti in Emilia-Romagna).

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Il problema della diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici, uno dei maggiori rischi per la salute individuati anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, va affrontato non solo dal punto di vista clinico, ma con un approccio che tenga insieme le diverse dimensioni del problema (umana, animale e ambientale).  L’uso massivo e talvolta inappropriato di antibiotici provoca la loro diffusione nell’ambiente e favorisce la comparsa di ceppi resistenti ai loro effetti, con conseguenze rilevanti sulla capacità delle comunità a proteggersi. Per confrontarsi sugli aspetti ambientali dell’antimicrobico-resistenza, si è tenuto oggi, martedì 27 ottobre, a Bologna il primo workshop nazionale, che ha visto intervenire oltre 100 esperti provenienti da tutta l’Italia. L’incontro è stato promosso dall’apposito Tavolo interregionale, coordinato dalla Regione Emilia-Romagna fin dal primo Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza (Pncar) varato dal Ministero della Salute nel 2017. L’obiettivo dell’evento era quello di confrontarsi direttamente tra tecnici e professionisti del Ministero, dei Servizi sanitari regionali, delle Agenzie ambientali, dell’Istituto superiore di sanità, degli Istituti zooprofilattici sperimentali per proporre obiettivi e strumenti comuni per affrontare un tema di importanza crescente. In particolare, le Regioni intervenute hanno potuto presentare i primi dati ottenuti dal monitoraggio delle acque reflue non trattate e altre esperienze maturate in questi anni, anche nella prospettiva di un ulteriore sviluppo della dimensione ambientale nel Pncar 2027-2031, di prossima emanazione, e dell’integrazione della sorveglianza ambientale con le sorveglianze umana e di sicurezza alimentare.

I primi dati relativi all’Emilia-Romagna 

Nel 2025 Arpae Emilia-Romagna ha prelevato e analizzato in laboratorio campioni di acqua provenienti da 5 impianti di trattamento delle acque reflue urbane nel territorio regionale. A partire dal 2026 le attività di campionamento e analisi sono state estese a una rete di 11 depuratori, quelli a servizio delle città più grandi. La presenza di microrganismi resistenti di rilevanza sanitaria è stata rilevata in tutti i campioni esaminati per quanto riguarda gli antibiotici ad ampio spettro (betalattamici); inoltre, nel 13% dei campioni è stata rilevata la presenza di batteri resistenti ai carbapenemi, una categoria di antibiotici utilizzati per lo più in ambito ospedaliero. I cloni resistenti ai carbapenemi saranno sequenziati nell’ambito del progetto Genera per la costruzione di un Osservatorio genomico regionale One health, che raccoglierà e integrerà i dati ambientali e animali con quelli provenienti dagli studi clinici. Sono in corso anche analisi su microorganismi resistenti ad altre classi di antibiotici (vancomicina). Inoltre, si sta conducendo un approfondimento focalizzato sulla città di Bologna, per comprendere meglio l’origine dei determinanti di resistenza nell’area, valutando anche i reflui provenienti da uno dei più importanti ospedali cittadini. Si stanno inoltre svolgendo indagini per approfondire l’associazione tra la presenza nei reflui e il consumo di antibiotici nella popolazione di riferimento, incrociando i dati con le informazioni su uso e prescrizioni di antibiotici.  I primi dati evidenziano la diminuzione della carica batterica dal refluo ospedaliero all’arrivo al depuratore e in seguito al trattamento di depurazione. Non è però ancora possibile trarre considerazioni significative sull’efficacia della depurazione nel mitigare l’impatto sull’ambiente.

Le campagne della Regione

Già da diversi anni la Regione Emilia-Romagna promuove campagne informative sul corretto uso degli antibiotici, rivolte sia alla popolazione, sia ai medici di medicina generale e ai pediatri di famiglia, sia ai veterinari.  La campagna 2026 evidenzia la stretta relazione tra gli aspetti ambientali e quelli di sanità umana e animale, secondo l’ottica One health (l’approccio che riconosce l’integrazione tra tutte queste componenti).